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Il VANGELO SECONDO LA STORIA
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Autore Messaggio
Veritas
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MessaggioInviato: Sab Gen 19, 2008 4:08 am    Oggetto: Il VANGELO SECONDO LA STORIA Rispondi citando

Dal momento che molto spesso mi trovo a ripetere, e quindi a riscrevere, cose già esposte a favore dei nuovi parteciapnti i quali, a cagione della dispersione degli argomenti trattati nei vari thread e nei vari post, non riescono a trarre da tutto ciò un trattamento organico della materia riguardante le origini del cristianesimo, ho pensato fosse opportuno riportare in questo nuovo thread, destinato alla sola lettura, tutto quanto presenti un certo rilievo, e quindi di sicuro interesse, a beneficio di coloro che si accostano per la prima volta al nostro forum. In questo thread confluirà, laddove necessario, anche materiale pubblicato da me negli anni addietro in altri forum.

Il thread che assumerò come base sarà quello titolato "Lo spazio di Veritas...Vi racconto come è andata". Buona lettura!


. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . **********


. . . . . . . . . . . . . . . . . . VI RACCONTO COME E' ANDATA


La verità sulle origini del cristianesimo.

Come iscritto e come amministratore, rivolgo un amichevole saluto a tutti i lettori del forum e, soprattutto, ai responsabili del sito che ci offrono lo spazio per comunicare le nostre opinioni ed i nostri pensieri.

Non so quanti di voi siano interessati all'argomento che intendo proporre, tuttavia, la notevole risonanza che hanno avuto le polemiche attorno al lavoro di Dan Brown, "Il Codice da Vinci", lascia ben sperare che ci sia un numero sufficiente di persone disposte a seguire quanto andrò esponendo nel proseguio.

Per iniziare, ho pensato, almeno per questa prima fase, di riproporre le domande che mi sono state rivolte nel forum su cui scrivevo precedentemente ed a cui ho già dato una risposta.

Il tema a cui intendo dare il mio modesto contributo è quello relativo alle origini del cristianesimo. Da oltre dieci anni, infatti, conduco ricerche in merito, con migliaia d'ore passate davanti al computer, di giorno ma spesso anche di notte, e diverse altre centinaia a tradurre quanto riuscivo a scaricare dai siti. Le pagine più interessanti per la ricerca, infatti, sono quelle dei siti americani, di gran lunga più avanzati di noi in tale campo, visto che loro non hanno in casa l'"ingombrante" presenza del Vaticano e soprattutto perchè il tasso di democrazia e di reale liberalismo, malgrado la politica estera dei governanti, è sicuramente assai più elevato del nostro. Anche nei siti tedeschi, da come sono stato informato, ci sono interessanti pagine. Tuttavia, il tedesco per me è "arabo"!


Come la maggior parte dei lettori sa, almeno credo, molti secoli fa, nel IV-V secolo, il clero cattolico, vincente sugli altri culti grazie all'appoggio determinante del potere imperiale, a cui il cosiddetto "cristianesimo ortodosso" si era prostituito, distrusse tutto quanto poteva testimoniare le falsità e l'allucinante inganno che si celava dietro il culto cristiano-ortodosso, i cui esponenti non solo avevano "piegato" la storia passata alle loro esigenze catechistiche e dottrinali, ma avevano anche manipolato in modo altrettanto allucinante i personaggi coinvolti nella vicenda evangelica, sdoppiandone l'identità di molti, tra quelli fondamentali, e creando così delle figure "virtuali" che per oltre 15 secoli hanno condotto fuori strada gli esegeti laici, impedendo loro di dipanare la matassa volutamente ingarbugliata. Per altri personaggi, invece, si è proceduto in maniera diametralmente opposta, "fondendo" insieme due caratteri storici distinti al fine di ottenerne uno solo con le caratteristiche (più o meno) di entrambi. In alcuni casi si è andato ben oltre il "semplice" sdoppiamento del singolo carattere, dal momento che la principale figura del contesto evangelico, vale a dire quella di Gesù il Nazareno, nel contesto neotestamentario risulta ripetutata in ben QUATTRO distinti personaggi! Un esempio eloquente della disinvolta attività "sdoppiatrice" dei falsari che diedero vita al culto cattolico è rappresentato dal personaggio Giuda Tomaso (cioè Giuda il "gemello") "scisso", per vari motivi, in Giuda e Tomaso! Entrambi contribuiscono a portare il numero degli apostoli a 12!

Tutto ciò ha comportato un notevole intrigo di questa "matassa" virtuale, la quale viene a risultare così un guazzabuglio di fili i quali richiedono di essere districati ad uno ad uno al fine di ricavarne delle virtuali "tesserine" da inserire in un mosaico altrettanto virtuale, allo scopo di ricomporre l'immagine di ciò che è veramente stata l'origine del cristianesimo. Le "tesserine", purtroppo, non ci sono tutte, ma quelle recuperate sono sufficienti a riprodurre le parti essenziali di tale immagine, dando un'idea ben precisa di "che lacrime grondi e di che sangue", per dirla con il poeta, l'inganno allucinante messo a segno dal clero falsario di tanti secoli fa!

La sorgente di tali informazioni è multiforme, andando dalla stessa letteratura neotestamentaria, a quella patristica, a quella "apocrifa", a quella degli storici del tempo, a quella dei Mandei, ai frammenti di quella dei manichei tramandatici dagli eruditi arabi, a quella rabbinica. (molto importante e soprattutto molto puntuale, ad onta della denigrazione che gli apologisti cattolici ne fanno!).

Per ciò che concerne l'antica letteratura cattolica, in essa si rinvengono solo le briciole di quelle notizie che un giorno avrebbero permesso senza eccessiva difficoltà di smascherare tutto l'impianto del colossale inganno. Tuttavia, queste briciole si rivelano estremamente importanti! La letteratura di cui sopra è passata al vaglio di oltre 15 secoli di proterva censura clericale e ciò che rimane è solo frutto di "distrazione" degli scribi o di dati che all'epoca, in mancanza degli attuali supporti tecnici, non si ritenevano "pericolosi" e quindi del tutto marginali.

Nei secoli successivi al IV, persone più istruite nel corpus dell'erudizione cattolica, ravvisarono sicuramente la potenziale pericolosità di tali dati: tuttavia ormai era troppo tardi per pensare di ritirare dal "mercato" tutto quanto sino ad allora circolava per riscriverlo d'accapo. E poi, il dominio cattolico si era ormai talmente radicato che nessuno pensava più, almeno pubblicamente, di mettere in dubbio le "sacre" scritture: pena conseguenze drammatiche! (massacri, roghi, torture erano all'ordine del giorno)

Con la necessità di coprire tutto ciò che di vero era stato scritto intorno alla figura di Gesù, tutte le opere storiche ed i lavori dei pagani considerati pericolosi (vedi Celso) vennero distrutte, con il risultato che alla fine a parlare del Nazareno furono solo gli scritti cristiani, creando, nelle generazioni successive, il dubbio se quella di Gesù fosse stata veramente una figura storica o frutto d'invenzione da parte del clero cristiano (esattamente quello che avviene ancora oggi!).

Lo storico ebreo Giuseppe Flavio, vissuto nel I secolo e quindi contemporaneo del Nazareno, non solo scrisse di Gesù, ma lo conobbe addirittura di persona! Tuttavia, quello che egli scrisse del Nazareno, non solo non si adattava alle esigenze dottrinarie del clero cattolico, ma rivelava impietosamente il carattere truffaldino dell'intera teologia cattolica: inganno messo in piedi dai cosiddetti "padri apostolici" e poi affinato nei secoli successivi.

A cagione di ciò, tutti i passaggi in cui appariva la figura di Gesù nelle opere di Giuseppe vennero espunti o adeguatamente mistificati, al fine di rendere impossibile il tentativo degli esegeti di ricondurli a lui. Ad un certo punto però, quando ci si accorse della sostanziale mancanza di citazioni probanti circa la storicità di Gesù, da parte delle fonti extracristiane, si decise di inserire in un'opera di Giuseppe Flavio, "Antichità Giudaiche", il famigerato quanto insulso "testimonium flavianum", riconosciuto vergognosamente spurio persino da una parte dell'erudizione confessionale! L'inserimento del falso "testimonium", probabilmente avvenne tra la metà del III secolo ed i primi decenni del IV. Fu grazie a ciò, comumque, che le opere dello scrittore ebraico G. Flavio vennero preservate dalla distruzione totale, in quanto dovevano servire quale testimonianza principe alla fasulla vicenda "evangelica"! Ovviamente, per poterle presentare al cospetto dei seguaci cattolici ed al mondo dell'erudizione in genere, non ci si limitò solo all'inserimento del "testimonium", ma si operò, praticamente una sorta di riscrittura delle opere dello storico ebreo! (per non dover ripetere tale lavoro, sicuramente oneroso, anche per le opere dell'altro storico ebraico, Giusto di Tiberiade, contemporaneo ed amico-nemico di G. Flavio, si preferì farle apparire "perdute", ma sino all' XI secolo esse erano nella disponibilità di Photius, vescovo di Costantinopoli).

Dal momento che all'epoca, grazie anche alla massiccia presenza della componente gnostica, orbitante intorno alla figura del Gesù il nazareno, erano pochi a mettere in dubbio l'esistenza di Gesù come personaggio storico, mentre ciò che veniva messa in dubbio era la sua "messianicità", il suo presunto carattere "divino", la crocifissione ed il fatto che egli fosse risorto dopo tre giorni, il testimonium flavianum, nella mente dei "progettisti", doveva avere la funzione di dare una risposta "convincente" a tutto ciò.

La prima versione di tale passaggio forniva puerilmente l'improbabile carattere "cristiano" del presunto autore, lo storico ebreo Giuseppe Flavio, il quale nacque in seno ad una famiglia di rabbini imparentata con la classe sacerdotale di Gerusalemme e, pare, con la casata degli Asmonei-Maccabei. Nei secoli successivi, quando ci si rese conto dell'assurdità di tale passaggio, si provvide a "correggerlo adeguatamente al fine di farlo apparire più "credibile". Ciò spiega perchè oggi abbiamo due versioni dello stesso passaggio!

I produttori-copiatori di codici che all'epoca (IV-V secolo) vendevano le opere di Giuseppe, vennero obbligati ad espungere, pena il sequestro delle opere ed anche l'arresto, tutti i passaggi compromettenti riguardanti la figura di Gesù. Tuttavia essi, molto probabilmente, non vennero obbligati ad inserirne di nuovi. Per tale motivo oggi ci si ritrova nella sconcertante situazione che nei testi in mano al mondo rabbinico (tramandati di generazione in generazione) il "testimonium flavianum" è assente , mentre è presente nelle copie che oggi conosciamo. Gli apologisti cattolici più intransigenti e fondamentalisti giustificano tutto ciò accusando i rabbini di aver espunto il "testimonium flavianum" dalle loro copie, malgrado il fatto, come già detto, che una parte autorevole dell'erudizione confessionale riconosca la natura assolutamente spuria di tale passaggio (Donazione di Costantino docet!).

Come già detto, si deve proprio alla necessità del "testimonium" che le opere di Giuseppe Flavio si salvarono dalla distruzione o dalla "segregazione" perpetua, sebbene esse siano state sottoposte ad un pesante lavoro di censura e di manipolazione. Il lavoro fu sicuramente molto oneroso, dato che all'epoca dovevano essere diverse le copie in circolazione dei lavori di Giuseppe Flavio. E fu sicuramente a cagione di tale onerosità che la cosa non venne ripetuta per i vari autori pagani che avevano parlato in modo più o meno critico di Gesù e del primo cristianesimo (v. Hierocles, Porfirio, Celso, etc.). Le loro opere infatti, o venenro distrutte in grandi roghi, come la letteratura antagonista degli "eretici" e degli gnostici, oppure venne fatta sparire per sempre nei capaci meandri degli archivi della chiesa, i quali non furono costituiti dal solo Vaticano, ma anche, e soprattutto, dalla miriade di monasteri che sorgevano in tutta l'area cristiana (le maggiori scoperte di testi "protetti", infatti, venne effettuata proprio in tali siti.

E' da notare, comunque, che già alla fine del V secolo le opere di Giuseppe erano scomparse dalla circolazione per riapparire poi verso il X-XI secolo con l'attribuzione ad un fantomatico "Egesippo". Non ci si deve meravigliare soverchiamente di ciò, visto che proprio in tale periodo si assistette alla migrazione verso occidente dei "bogomili" (chiamati anche "patarini" in alcune zone del nord Italia), i quali diffusero tra i nuovi adepti la parziale verità su Gesù che i loro predecessori avevano appreso dai manichei i quali, a loro volta, l'avevano mutuata dai cosiddetti "Sobiai" (o battezzatori). Questi, altri non furono che i discendenti della setta gnostica fondata (o comunque guidata) dal maestro gnostico Giovanni il Battista: vale a dire quella dei "Nasurei" (o Nazareni gnostici).

Per quanto possa apparire incredibile, un epigono di tale setta si è tramandato sino ai giorni nostri. Gli attuali adepti a tale comunità gnostica, vero e proprio "fossile" nel suo genere, sono chiamati "Mandei", da una parola siriaca (aramaico orientale) che significa "conoscenza", da cui il termine greco "gnosis". Dal momento che Gesù il nazareno, per un certo periodo, prima di "emigrare" in Egitto, fece parte della comunità guidata da Giovanni il Battista, gli antenati dei Mandei conobbero vita, morte e "miracoli" di lui e tale conoscenze, sebbene a volte un po' distorte, vennero tramandate sino ai nostri giorni. Ciò che appare assolutamente chiaro, comunque, è che l'immagine di Gesù esce completamente a "pezzi" dagli scritti sacri dei Mandei e che i dati che tali scritture forniscono sono del tutto in linea con quelli forniti dalla letteratura rabbinica: demonizzata dal mondo cattolico! (da ciò l'inquietudine vaticana che spinge gli apologisti cattolici a negare un diretto contatto degli antenati degli attuali Nasurei/Mandei con Gesù il nazareno). Da quanto sopra, dunque, si intuisce la necessità per le sfere religiose del tempo di diffondere la "confortevole" testimonianza di G.Flavio! .

Dato che il "prologo" è dilagato, entrerò nel merito dei vari temi nei prossimi messaggi.



Veritas
__________

"..la fede in Dio non aggiunge nè toglie nulla
alla dignità raziocinante degli uomini; la fede
nelle religioni li riporta al loro stato primordiale,
quando l'uomo era appena uscito dalla sua
primitiva condizione bestiale per evolversi sino
allo stato attuale delle sue conoscenze."
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Veritas
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MessaggioInviato: Sab Gen 19, 2008 4:17 am    Oggetto: Rispondi citando

atahualpa ha scritto:

Interessante..ben vengano simili ricerche. Anche io,dopo svariati studi e ricerche,concordo con le conclusioni sul Gesu' non-Dio e non-Risorto che provengono dagli studiosi ebrei odierni,il mio orientamento percio' segue il filone degli studi della tradizione storica giudaica in merito alle origini del cristianesimo,e ti posso assicurare che si tratta di un filone molto ricco mrante a ricondurre il mitico Gesu-Dio all'ebreo ortodosso Joshua a Nozrì.

Di recente,ho scoperto un nuovo autore nell'ambito delgi studi storici del cristianesimo antico,il prof.Remo Cacitti che propende per delle posizioni atte a ridimensionare il Gesu' della Fede a favore del Gesu' storico rientrante nell'ambito dei profeti messianici
(messianismo ebraico).

Ciao




Ciao!

Sono contento che il primo con cui interloquisco non sia il solito, strenuo difensore dei propri dogmi, come spesso accade accedendo nei vari forum in cui si dibattono argomenti religiosi.

Fai bene a dare la giusta importanza alle scritture rabbiniche: sia esse appartenenti al Talmud che esterne, come ad esempio le Toldoth Yeschu. E' stato proprio grazie a tali lavori che io sono riuscito a venire a capo della faccenda. I dati successivi che sono riuscito ad ottenere, visitando migliaia di pagine WEB (è come frequentare un'immensa biblioteca, checchè ne pensino e ne dicano gli apologisti denigratrori!), non hanno fatto altro che confermare ciò che ero riuscito ad intuire grazie alle registrazioni rabbiniche!

Come ben sai, l'atteggiamento della stragrande maggioranza degli apologisti e polemisti cattointegralisti è quello di un totale rifiuto di tali scritture, le quali essi destituiscono di qualunque valore storico ed esegetico. Non c'è da meravigliarsi di questo, dal momento che clero e clericali rifiutano tutto ciò che non scaturisca dalle "sante" verità evangeliche. Questo impone al polemista laico la necessità di dimostrare che quello che è contenuto nei "sacri" vangeli, non è altro che il frutto della protervia ingannatrice di individui che vissero in epoche in cui era estremamente facile prendersi gioco delle persone più umili e di completa ignoranza: i preferiti dai padri "missionari" di quel tempo, come ebbero a stigmatizzare vari autori pagani dell'epoca, tra cui l'ottimo Celso.

"..concordo con le conclusioni sul Gesu' non-Dio e non-Risorto.."

So che la cosa ti potrebbe lasciare stupefatto e forse potresti pensare che io mi stia divertendo, tuttavia posso dirti, almeno in prima battuta, che non solo Gesù "risorse", ma che ciò avvenne per ben due volte!

La prima volta Gesù risorse quando egli era ancora un discepolo del maestro gnostico Giovanni il Battista. Secondo gli assunti classici dello gnosticismo di allora, gli uomini erano divisi in tre "categorie": gli "ilici", vale a dire coloro che non erano interessati al tema della salvezza (oggi diremmo "materialisti"); gli "psichici", cioè coloro che erano potenzialmente candidati alla salvezza ed infine gli "spirituali" (o "pneumatici"), vale a dire coloro che erano stati sufficientemente illuminati ed avevano raggiunto la perfezione degli "iniziati". Costoro non solo avevano raggiunto la salvezza, attraverso la "gnosis" (da cui, appunto, l'aggettivo gnostico), ma addirittura potevano a loro volta condurre gli altri alla salvezza, portandoli alla conoscenza della verità: ovviamente la verità gnostica, la quale si articolava in un complesso sistema cosmogonico, che diventava ancora più complesso presso alcune sette gnostiche come quella, ad esempio, di Valentino.

Ha poco senso, infatti, parlare dello gnosticismo in generale, dal momento che ogni maestro gnostico tendeva a "personalizazre" lo gnosticismo che insegnava ai propri seguaci. Addirittura vi un filone gnostico (come quello a cui apparteneva lo gnosticismo gesuano) il quale accettava e faceva propria la teoria della metempsicosi, retaggio, forse, dell'antico gnosticismo orientale e che in occidente ebbe uno dei massimi rappresentanti in Pitagora. (il filosofo chiave per ciò che concerne la formazione psicologica di Gesù in età matura).

Non dimentichiamo che nella Chiesa dei primi tempi si accese furioso il dibattito tra coloro che sostenevano il principio della metempsicosi e chi lo respingeva. Origene, uno dei massimi apologisti e studiosi cristiani del III secolo fu, appunto, un sostenitore della metempsicosi (anche se gli attuali apologisti si "dannano" l'anima per cercare di dimostrare il contrario!). Uno dei motivi per cui Gesù, nella sua predicazione, sollecitava i suoi discepoli alla castità, e quindi all'astensione dallo generare, verteva probabilmente proprio su tale aspetto, perchè le nuove nascite non facevano altro che prolungare il numero delle reincarnazioni a cui le anime dei non perfetti andavano soggette (le anime dei perfetti, invece, non si reincarnavano, ma raggiungevano definitivamente il "Pleroma").

Ciò, apparentemente, sembra in contrasto con gli assunti buddhisti circa la necessità del riscatto dal "Karma", ma lo gnosticismo reincarnazionista mediorientale dell'epoca (di stampo pitagoreano) era solo debolmente imparentato con quello orientale. La contrarietà alla procreazione, da parte di Gesù, emerge in tutta la sua chiarezza negli Atti di Tomaso. Un altro filone gnostico respingeva, invece, la teoria della reincarnazione e ciò rendeva assolutamente necessario per gli adepti raggiungere la perfezione, e quindi la salvezza, durante la vita corrente. Da notare che presso i Càtari del XII-XIII secolo ritroviamo immutata la teoria della castità propugnata da Gesù e tesa ad interrompere il ciclo delle reincarnazioni, secondo uno schema prettamente pitagoreano.

Ritroveremo tali aspetti, fortemente in contrasto tra loro, nella Chiesa dei primi secoli, caratterizzata da un furioso scontro tra i reincarnazionisti ed i loro oppositori, i quali alla fine riusciranno a spuntarla. (il quinto Concilio Ecumenico, manovrato dall'imperatore Giustiniano e contro la volontà dello stesso papa Vigilio, 553 d.C., decretò oltre quindici diversi anatemi antiorigeniani; la totale esclusione dalla dottrina cristiana del concetto di preesistenza dell'anima e quindi, naturalmente, della "reincarnazione")

Per tornare al tema della resurrezione, noi possiamo renderci del tutto edotti, circa la valenza simbolica del concetto gnostico della "resurrezione", grazie soprattutto a quanto riportato nel Vangelo gnostico di Filippo. In uno dei suoi passaggi chiave leggiamo: " Chi non avrà guadagnato la 'resurrezione' durante la sua vita, la seconda morte sarà per lui per sempre". Ed ancora: "Chi dice che Gesù prima è morto e poi è risorto, sbaglia, perchè egli prima è risorto e poi è morto!".

Per capire appieno il significato esoterico che si cela dietro tali assunti tipicamente gnostici, è assolutamente necessario sapere che per gli gnostici di allora, coloro che ancora ignoravano la "verità" (i non perfetti, cioè gli "ilici" e gli "psichici") erano considerati simbolicamente dei "morti". Pervenendo alla perfezione (cioè alla gnosi della "verità"), grazie soprattutto a chi già l'aveva raggiunta (salvatore), si risorgeva dai "morti" (da cui il concetto simbolico della "resurrezione"). Nello gnosticismo orientale, sincretizzato nel buddhismo, tale condizione corrispondeva a quella del "risvegliato".

Il raggiungimento della "conoscenza" (cioè della gnosi) da parte di un adepto, era un momento di particolare importanza nella vita di una comunità gnostica. Nel gruppo che faceva capo a Giovanni il Battista, Maria Magdalena (la quale aveva sposato in seconde nozze il maestro Giovanni) fungeva quale sacerdotessa della setta, per cui non v'è assolutamente nulla di cui meravigliarsi se fu proprio lei ad annunciare al resto della setta l'avvenuta "resurrezione" di Gesù: vale a dire il raggiungimento della perfezione tramite la conoscenza della verità gnostica! Un fatto, dunque, puramente simbolico, il quale esclude qualunque nesso con una resurrezione "fisica"!

Il motivo per cui ancor oggi tutto il mondo cristiano crede alla resurrezione fisica di Gesù, non scaturisce dalla sua resurrezione gnostica, annunciata dalla Magdalena, ma dalla "seconda" resurrezione, come ho premesso all'inizio.

La resurrezione "fisica" di Gesù non avvenne a Gerusalemme ma a ROMA! In quell'epoca egli soleva insegnare ai suoi discepoli sotto un platano, nel giardino della dimora romana che l'accoglieva. Un giorno egli convinse i suoi discepoli a scavargli una fossa entro la quale poi avrebbero dovuto seppellirlo. Egli, infatti, aveva promesso ai suoi discepoli che dopo tre giorni sarebbe "risorto". E così avvenne! Ovviamente si trattò di un trucco e solo Dio sa come andarono effettivamente le cose! Alla "sceneggiata" non fu estraneo il suo gemello Giuda Tomaso, il quale si trovava insieme a lui nella capitale dell'impero. La famosa vicenda narrata nei vangeli secondo la quale Tomaso volle toccare con le sue mani il corpo di Gesù "risorto" fu probabilmente vera, in quanto sicuramente essa risultò funzionale alla messinscena!

"..a ricondurre il mitico Gesu-Dio all'ebreo ortodosso Joshua ha'notzri."

Quello di considerare Gesù il nazareno (o Yeshu ha'notzri) un "giudeo ortodosso" (e non un ebreo ortodosso!) è stato, per gli eruditi che si sono interessati alle origini del cristianesimo, un errore fatale, il quale non ha consentito loro di capire la vera natura, quella storica, del personaggio Gesù! Egli fu un "ebreo ortodosso", cioè un NAZARENO, in quanto essi, i Nazareni, affermavano di custodire ed osservare la VERA Legge: il "patto" di Alleanza con Dio che Mosè consegnò al suo popolo molti secoli prima.

Penso che per il momento possa bastare!

Ciao.

Veritas
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"..la fede in Dio non aggiunge nè toglie nulla
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Veritas
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MessaggioInviato: Sab Gen 19, 2008 10:42 am    Oggetto: Rispondi citando

psyche_72 ha scritto:

Ciao e benvenuto Veritas.

Molto interessante quello che scrivi ed è un vero piacere leggerti.
Se rientra nel discorso che vuoi fare e non porta troppo off topic, potresti fare un balzetto all'indietro, al cristianesimo precedente a Gesù e dirmi se è plausibile la mia idea o troppo fantasiosa?

Allora, intanto: a quando risale la prima comparsa del termine "cristianesimo" ?

Perchè ho letto di Epifanio ed Eusebio che a proposito di Filone parlano di quello che questi intendeva con quel termine:

<<I cristiani a cui Filone si riferisce sono i Terapeuti d'Egitto>>.
(S. Eusebio -265-340-Historia Ecclesiastica, capp. X e XVII).

<<I cristiani viventi intorno al lago di Mareotide, dei quali Filone parla, e che hanno un loro vangelo e i loro apostoli, sono i Terapeuti>>.
(S. Epifanio- Contro Eresiae- pag. 120 in Ganeval).

E ne ho dedotto che è probabile che il messianismo si sia sviluppato in ambito esseno, ma influenzato da questi terapeuti egiziani, e che solo in un secondo momento, per necessità politiche, si è poi ebraicizzato il messaggio, per unire i due mondi romano ed ebraico, mentre è proprio egiziana la matrice del cristianesimo.

Quali possono essere gli elementi che contesterebbero questa mia tesi?

Ciao.



Ciao Psyche e grazie per il benvenuto!

Vedo che il tuo post è piuttosto nutrito! Mi fa piacere in quanto sono sempre interessato a discutere quanti più argomenti emergono dalle analisi e dalle ricerche.

Vediamo ora di affrontare in modo analitico i temi che tu hai toccato nel tuo post.

"Allora, intanto, a quando risale la prima comparsa del termine "cristianesimo"?

Il primo termine ad essere usato non fu "cristianesimo" ma CRESTIANESIMO! Ci sono molte indicazioni che ci confortano in questo. Sia Giustino Martire, sia Tertulliano, sia Lattanzio parlano di "chrestianoi" (si lamentano che i pagani chiamano i fedeli cattolici "crestiani").

Il periodo in cui tale termine venne utilizzato per la prima volta (per designare i seguaci di Gesù) è da collocarsi attorno agli anni 60. Successivamente, tra l'85 ed il 90, ad antiochia venne fondato il cristianesimo "paolino" il quale però, paradossalmente, non ebbe NULLA a che vedere con la figura del Gesù il nazareno, dal momento che la figura carismatica di riferimento fu il sedicente "messia" (Christos in greco) nonchè sedicente legittimo pretendente al trono di Isralele fatto crocifiggere ai tempi di Pilato. Quasi sicuramente questo personaggio fu Giovanni di Gamala, figlio del caporibelle, nonchè fondatore del mivimento zelota, ucciso durante i combattimenti che si svilupparono in occasione del celebre Censimento in occasione del quale nacque Gesù. I fedeli di questo nuovo culto, nato, come ripeto, in Antiochia, vennero chiamati "christiani", dalla parola Christos, corretta traduzione in greco dell'aramaico/ebraico "maschah" il cui significato è "unto".

Ciò avvenne in Antiochia, dove Gesù aveva fondato una sorta di scuola teologico-filosofica. Il termine "christianoi" fece la sua comparsa, invece, non prima dell'80 e, con tutta probabilità, anche questo accadde in Antiochia.

La citazione che tu hai fatto mi era nota. L'uso della parola "christianoi" poteva essere rivolto a più di un caso ed in "primis" ai combattenti zeloti i quali, fondando la loro azione disperata (la cacciata degli stranieri dalla terra "santa") sulla speranza della prossima venuta del "maschah" (di lì atteso in quanto c'era la diffusa convinzione nel popolino che i tempi erano ormai maturi per la sua venuta, a causa dell'estrema indigenza in cui versava la stragrande maggioranza del popolo giudaico) erano anch'essi definiti dei "christianoi". Fu sicuramente verso di loro che era rivolta l'azione dell'agente-spia Saul l'idumeo, alias Paolo di Tarso, come è citato negli Atti degli Apostoli.

E' vero, come riporta Filone, che gli esseni egiziani erano chiamati "therapeutes". Questo termine significa "guaritori". Ma anche "esseni" aveva lo stesso significato e questo conforta la tesi di coloro che vogliono far derivare tale parola dal greco "iason": termine che ha il medesimo significato di "therapeutes". Probabilmente si è arrivati al termine "esseno" attraverso delle corruzioni fonetiche successive della parola "iason" (iesen --> iessen).

Iason era il principale attributo di cui godeva Asclepio (Esculapio per i latini: probabilmente un personaggio storico poi mitizzato dalla fantasia popolare). In suo onore vennero costruiti molto templi lungo la fascia mediterranea. In realtà, oltre che templi dedicati al dio, si trattava di veri e propri sanatori. In aggiunta alle cure del tempo, tra cui bagni salubri in piscine alimentate da sorgenti, vicino alle quali i templi venivano costruiti, di notte i malati venivano posti a dormire all'interno dell tempio, in quanto si credeva che durante la notte il dio apparisse in sogno ai malati e consigliasse loro la cura più adatta al proprio caso. A cagione dell'attività assistenziale e curativa da parte dei sacerdoti e dei vari addetti ai templi, è più che legittimo supporre che il termine "iason" sia stato esteso anche a loro.

Fuori da contesto dei templi, molti dei quali distrutti attraverso i secoli, i bagni salubri finirono con l'acquisire anche una valenza religiosa e sacra: da qui, sicuramente, la tradizione del battesimo (quello originario, per immersione). A Nazareth, sito abitato ai tempi di Gesù ed anche molto prima dagli esseno-nazareni, sono stati ritrovati i resti di vasche o piscine, il che ha fatto pensare erroneamente ad un insediamento o acquartieramento romano.

"... E ne ho dedotto che è probabile che il messianismo si sia sviluppato in ambito esseno.."

Il messianismo è legato alla figura del messia. Tale figura non nasce nell'ambito della cultura ebraica, dal momento che le radici sono state individuate in culture e popoli diversi, anteriori a quello ebraico. Quasi sicuramente il "maschah" ebraico prende le mosse dal Saoshyant dell'immaginario comune zoroastriano o anche dal Sother greco. Ma mentre in tali culture questa figura di "salvatore" rivestiva un carattere puramente escatologico, senza alcuna valenza "terrena" (anche se il concetto primordiale nacque probabilmente sulla falsariga dei vari eroi che intervenivano, in periodi antichissimi, per risolvere i guai di una tribù o di un gruppo etnico più o meno esteso), presso gli ebrei essa subì un'involuzione decisamente "umanizzante", con prerogative al limite del "divino". Fautori di tale trasformazione furono sicuramente i cosiddetti profeti. Per gli ebrei, dunque, il maschah non rappresentava un salvatore escatologico, di caratteristiche essenzialmente "spirituali" (salvezza dello spirito), ma un fautore immanente della salvezza del popolo "eletto" dalla tirannia dei popoli stranieri. E' quindi evidente che i "costruttori" del culto cattolico ne stravolsero completamente l'immagine per adattarlo ai loro scopi.

"..fanno davvero riferimento a una tradizione più antica che è stata contraffatta dai romani..."

In un certo senso è vero ciò che affermi. I romani intervennero verso la fine degli anni 80, per cercare di riformare il concetto classico del messia a cui faceva riferimento l'immaginario comune giudaico. Essi, cioè, cercarono di ricondurre tale concetto a quello classico del "salvatore" escatologico, sul tipo del Sother greco, e questo per cercare di indurre i messianisti zeloti ad abbandonare la lotta armata contro l'impero e ad accettare con rassegnazione la dominazione straniera. Per raggiungere tale obiettivo, i romani si servirono probabilmente di un'idea-progetto di Paolo/Saul l'idumeo (personaggio distinto da Paolo di Tarso, anche se i falsari "fonderanno" poi insieme i due caratteri): questo, in un certo senso, dovrebbe spiegare il perchè il culto fondato in Antiochia assunse la forma "concettuale" di "cristo-paolinismo", anche se con tale termine, per la verità, oggi si tende ad identificare (cosa completamente errata) lo stesso cattolicesimo delle origini, fondato, secondo la tradizione esegetica, da Paolo di Tarso.

L'idea di riformare il concetto del messia, venne probabilmente a Paolo durante una delle sue frequenti visite, in qualità di agente boethusiano (sadduceo-erodiano) presso l'insediamento di Qumran. Ciò si intuisce agevolmente grazie agli studi che sono stati condotti su tale misteriosa comunità essena. Infatti, gli studiosi hanno messo chiaramente in rilievo l' "ethos" fortemente messianista che informava la comunità di Qumran, unitamente alla scoperta dell' "inquinamento" zelota della primitiva comunità di monaci esseni.

Probabilmente Paolo/Saul si rese conto del ruolo determinante che svolgeva l'esasperata attesa messianica (che ai suoi tempi divenne addirittura parossistica, con il fiorire di vari sedicenti messia puntualmente finiti sotto la mannaia del dominatore romano), motore incessante di tutti i tentativi di ribellione, piccoli e grandi, dei vari gruppi di ribelli. Il fatto poi che gli stessi studiosi abbiano chiarito che gli antichi abitanti del sito chiamassero tale luogo "Damasco" o "Terra di Damasco", rende agevole capire l'obnubilante affermazione presente negli Atti degli Apostoli secondo la quale Paolo si sarebbe "convertito" sulla strada di Damasco!

"..Mentre è proprio egiziana la matrice del cristianesimo."

Su tale argomento c'è da spendere un fiume di parole! Per il momento possiamo dire che tanto il "gesuanismo", tanto il "nazarenismo", tanto l'ebraismo delle origini furono strettamente imparentati con la cultura e le tradizioni dell'antico Egitto!

"..Quali possono essere gli elementi che contesterebbero questa mia tesi?"

Non si tratta di contestare ma piuttosto di "aggiustare" il tiro! Vedremo di chiarirci meglio nel proseguio delle discussioni.

Ciao!

Veritas
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"..la fede in Dio non aggiunge nè toglie nulla
alla dignità raziocinante degli uomini; la fede
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MessaggioInviato: Sab Gen 19, 2008 10:43 am    Oggetto: Rispondi citando

Streghetta ha scritto:

Mamma mia quanto scrivi!... Ma in sintesi qual'è il tuo pensiero? Comunque, a parte gli scherzi, tu hai per caso letto "la Favola di Cristo"di Luigi Cascioli? Cosa dice di attendibile secondo te?..Io non l'ho letto.. vorrei solamente capire...non mi risponde nessuno per questo libro......



Ciao, Streghetta!..Ho letto di quello stregone di Simon Mago...sarà mica tuo parente?... Very Happy

"..ma in sintesi qual'è il tuo pensiero? "

Per dare una risposta valida a questa tua domanda, dovrei prima sapere con certezza cosa intendi tu con "tuo pensiero"..

"..comunque a parte gli scherzi tu hai per caso letto "la favola di cristo"di luigi cascioli?cosa dice di attendibile secondo te?io non l'ho letto vorrei solamenete capire...non mi risponde nessuno per questo libro......"

Della "Favola di Cristo" ho letto parecchio tempo fa la versione "on line" e questa lettura, insieme a quella riguardante il sito del prof. D. Donnini, è stata la molla che mi ha spinto a gettarmi a "capofitto" nelle ricerche a sfondo esegetico.

Con L. Cascioli ho intrattenuto anche una costruttiva corrispondenza epistolare, attaverso la quale ci siamo scambiati reciprocamente dei dati molto importanti. Anche se non hai letto nulla del libro, immagino tuttavia che tu sia informata circa la tematica di fondo portata avanti caparbiamente dal Cascioli, il quale è arrivato addirittura a portare in tribunale il parrroco del suo paese, con l'accusa di "sfruttamento della credulità popolare"!

Riassumendo, in breve, Cascioli afferma che quella di Gesù non fu una reale figura storica e che il clero dell'epoca (I-II secolo d.c.) diede il nome "Gesù Cristo" ad un uomo, sedicente "messia" atteso dai giudei, fatto crocifiggere dal procuratore romano dell'epoca: Ponzio Pilato (sicuramente per tumulti sediziosi). Secondo Cascioli, il nome effettivo del personaggio crocifisso fu Giovanni ed il suo paese d'origine non fu Nazareth, ma l'eroica cittadina di Gamala, sulle alture del Golan, distrutta dai romani dopo circa 4 mesi di assedio, nel corso della prima guerra giudaica. Tale origine è condivisa anche da molti studiosi, dal momento che Luca, l'unico evangelista a parlarne, ci dà una descrizione di questa città che si adatta perfettamente con Gamala, piuttosto che con Nazareth. Cascioli ritiene che Giovanni sia stato uno dei figli, o addirittura il primogenito, del caporibelle Giuda, detto "il Galileo", il quale morì durante una ribellione avvenuta intorno al 6 d.c., detta "ribellione del Censimento".

Sebbene io mi ritrovi d'accordo con moltissime delle cose esposte da Cascioli, tuttavia tra le mie convinzioni e le sue rimane un'inconciliabile veduta di fondo: la storicità di Gesù! A differenza del Cascioli, infatti, io sono ASSOLUTAMENTE convinto dell'effettiva storicità del carattere gesuano.

Ovviamente, sostenendone la storicità non vuol dire sostenere "tout-court" l'improbabile profilo propagandato da secoli dal clero cattolico! Anzi, ritengo che la differenza circa il vero Gesù storico e l'immagine "costruita" di esso dagli antichi "padri", sia addirittura stupefacente! Gesù fu uno straordinario carattere storico ed a lui si sarebbero dovute interessare solo le "penne" dei romanzieri, piuttosto che quelle dei teologi!! In realtà, almeno in parte, questo è proprio quello che è avvenuto...

Se seguirai quanto andrò esponendo nel proseguio, forse potrai farti un'idea più precisa e forse potresti sentirti motivata a fare delle ricerche in proprio: di sicuro il metodo migliore per approdare alla verità...


Veritas
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MessaggioInviato: Dom Feb 03, 2008 11:24 am    Oggetto: Rispondi citando

atahualpa ha scritto:

E' un piacere leggerti Veritas. Ti chiedo il permesso di postare i tuoi studi altrove.

Non sono molto "dotto" di gnosi, ma mi ricordo di avere trovato delle ipotesi di "Pleroma" in alcuni dei miei vecchi appunti.

Vangelo di Tommaso:
Egli disse: “Signore, molti sono presso il pozzo, ma nessuno è nel pozzo” (Vangelo di Tomaso, loghion n° 74)

Ipotesi: POZZO = PLEROMA = SORGENTE DELL'ACQUA DELLA GNOSI DIVINA




Ciao

"..E' un piacere leggerti Veritas, ti chiedo il permesso postare i tuoi studi altrove"

Nessun problema! L'unica preghiera è quella di indicare chiaramente la sorgente.

"Non sono molto "dotto" di gnosi, ma mi ricordo di avere trovato delle ipotesi di "Pleroma" da alcuni miei vecchi appunti."

Il concetto di "Pleroma" è strettamente inerente alla tradizione gnostica ed alla cosmogonia ad essa associata. Il concetto allora ricorrente era quello di "pienezza", vale a dire dell'unicità di partenza del creato. Nel Pleroma, regno della luce, vi erano contenute, secondo la cosmogonia gnostica, tutte le immagini di ciò che venne poi creato: fu il cosiddetto "Demiurgo" che si servì di tali immagini per dare origine al creato. Sebbene tale concetto appare variegato presso le varie scuole gnostiche, tuttavia, il tema di fondo rappresenta una sorta di "leit-motiv" per lo gnosticismo nel suo complesso. Per quanto se ne sappia, tutto ciò sembra essere inerente al solo gnsoticismo "gesuano", messo in luce a rimarcato dai vari eresiologi patisti.

Non ci è dato di conoscere se lo gnosticismo "pagano", non legato cioè alla figura di Gesù il nazareno, seguisse una tale filosofia. Lo gnosticismo misterico dei culti orfici ed eleusini, che sembrano avere qualcosa in comune con lo gnosticismo (erroneamente se non falsamente indicato come "cristiano", in quanto trattavasi di gnosticismo gesuano), non avevano una particolare cosmogonia, mentre, al contrario, quello pitagoreano era estremamente affine a quello gnostico-gesuano (v. Simon Mago, considerato l'iniziatore dell'eresia gnostico-pitagorica)

Gli esseni di Qumran, a differenza degli esseno-nazareni, rimasero sensibilmente vicini al flusso principale del giudaismo dell'epoca, anche se scelsero si separarsi per "protesta". Dunque, l'aspetto gnostico era del tutto alieno a tale comunità di monaci, che pure nel loro simbolismo e nelle loro allegorie ricorrevano spesso al concetto del pozzo delle acque "vive". Gli studiosi hanno voluto ravvisare in ciò una sorta di "trait-de-union" con il quarto vangelo canonico, visto che l'autore si servì di tali immagini allegoriche. Ciò implica, o comunque non esclude, che lo stesso autore del IV vangelo possa aver avuto contatti più o meno intensi con elementi appartenenti alla comunità di Qumran o con discendenti di qualcuno che un giorno vi appartenne.

La celebre lettera di Plinio il Giovane a Traiano, scritta mentre Plinio era governatore della Bitinia, nell'Asia di Minore, lascia sorprendentemente spazio all'ipotesi che la setta citata da Plinio possa essere stata una comunità che faceva riferimento agli esseni di Qumran visto, come gli studiosi hanno messo in luce, che una comune osservanza dei monaci di quel sito era quella di svegliarsi presto al mattino e di pregare in direzione del Sole nascente: esattamente ciò che descrisse Plinio nella sua lettera!

Ciao.


Ego sum veritas



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MessaggioInviato: Dom Feb 03, 2008 11:37 am    Oggetto: Rispondi citando

yhason ha scritto:

sulla metempsicosi:

mi sembra una cosa piuttosto bizzarra... ovvero.. se qualcuno, per non aver completato la propria ricerca spirituale, deve continuare a frequentare questo mondo, non solo cio' non puo' essere impedito da una piccola compagine di "casti", ma, se fosse possibile, sarebbe persino per lui controproducente, dato che gli si impedirebbe di completare il suo cammino..

non si accede al "Pleroma" (secondo altre denominazioni : "paradiso", "vaikunta", "goloka", "brahman") per mancanza di "parcheggio" nelle "zone" che sarebbero per noi congeniali..



Ciao!

Ovviamente c'è del logico in ciò che affermi e questo ha lasciato pensieroso anche me. Tuttavia, in base alle mie ricerche, sono certo che la predicazione di Gesù verteva anche, e soprattutto, sull'aspetto della metempsicosi, che egli aveva direttamente mutuato dagli insegnamenti di Pitagora. Questo filosofo, infatti, era vissuto per un certo tempo sul Monte Carmelo: esattamente il luogo su cui erano vissuti per secoli e secoli gli esseno-nazareni i quali, proprio in una valle di questa catena montuosa, avevano costruito il loro tempio.

Furono sicuramente i monaci esseno-nazareni, i quali educarono ed istruirono il Gesù fanciullo (quello di Nazareth), che gli parlarono del celebre Pitagora, il quale aveva soggiornato sul "loro" monte. Questo, sicuramente, accese la fantasia del fanciullo Gesù che da grande finì con l'immedesimarsi, in una certa misura, con il celebre matematico-filosofo. Gesù, infatti, diede vita a varie scuole filosofiche a sfondo teologico, in varie parti dell'Asia Minore, in Grecia ed a Roma (oltre che in Antiochia, suo punto di partenza in merito a ciò). La teologia di tali scuole fu essenzialmente gnostica, anche se Gesù, al pari di altri maestri gnostici, aveva finito con il caratterizzare e personalizzare fortemente tale aspetto gnostico.

Come ho già scritto, risulta anche chiaro l'avversione di Gesù ai contatti sessuali e quindi alla procreazione e questo non può non scaturire dalla convinzione, personale o in qualche modo acquisita, secondo la quale con ciò si interrompeva il ciclo delle reincarnazioni: giusto o sbagliato che fosse! L'invito di Gesù, presente nei vangeli, a rendersi eunuchi, non scaturiva dal "caso", ma esso aveva un fondamento preciso. Lo stesso Origene, il quale aveva sposato in pieno la teoria della metempsicosi predicata da Gesù (insegnatagli dal suo maestro Clemente Alessandrino), sposò anche quella dell' "eunuco", arrivando ad autoevirarsi!

Il pensiero ed il comportamento di Gesù non furono sempre lineari e così mentre egli spronava alla castità ed alla non procreazione (v. gli Atti di Tomaso), ciò non gli impedì di mettere al mondo DUE figli e, forse, anche un figlia infelice.

"con tutto il rispetto, conscio del fatto che stai riportando teorie altrui (sbaglio?)...."

Le "teorie" scaturiscono da un'analisi comparata dei dati. Ho ragione di ritenere che chiunque, sufficientemente addentro alla cosa, sarebbe arrivato alle stesse conclusioni.


Ciao.

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MessaggioInviato: Dom Feb 03, 2008 12:09 pm    Oggetto: Rispondi citando

skyline ha scritto:

Ciao Veritas, un sincero benvenuto anche da parte mia (ho dato la precedenza ad altri per non farti sentire a disagio)

Sono sicuro che assisteremo a un dialogo corretto e soprattutto proficuo con chi è "...riuscito a venire a capo della faccenda".

Beato te che hai tante "storiche" certezze!!

Intanto mi sembra di capire che in quel 90% ci sia una risposta (per la verità non proprio nuova) agli interrogativi del Testimonium Flavianum; mi incuriosiva molto di più l'inedito incontro, "anche di persona", tra Gesù e Giuseppe Flavio. Ce ne puoi parlare?



Ciao e grazie anche a te per il benvenuto!

"...riuscito a venire a capo della faccenda".

Beh, ho la "modesta" presunzione di essere riuscito a dare una risposta ad almeno il 90% delle problematiche che le origini del cristianesimo suscitano!

"...anche di persona", tra Gesù e Giuseppe Flavio. Ce ne puoi parlare?"

Giuseppe Flavio incontrò Gesù a Roma. Non so se quella fosse la prima volta. Ovviamente il Nazareno non è indicato nelle sue opere con il suo vero nome. Poi Giuseppe incontra di nuovo Gesù nel corso della prima Guerra Giudaica. La prima volta che lo cita egli si trovava a governare la città di Sepphoris. In tale occasione Giuseppe lo chiama "Gesù il Capitano" ed era alla testa di circa 850 ribelli armati. Sembra che gli abitanti della città lo avessero "assoldato" per scacciare o uccidere lo stesso Giuseppe, per paura delle rappresaglie romane. Con uno stratagemma Giuseppe lo fa entrare da solo in città. I due si parlano e sicuramente si riconoscono, malgrado il fatto che Gesù avesse superato ormai la sessantina. Poi i due diventano amici e Giuseppe gli fa anche dei doni.

E' MOLTO probabile, se non certo, che il passaggio che appare nei vangeli, vale a dire «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?» (Luca, 9.54) è da riferirsi a questo periodo della vita di Gesù, quando egli era riuscito (sicuramente grazie al suo carisma di "fautore" di miracoli, e non solo) a mettersi alla testa di questo piccolo esercito che scorazzava nel territorio della Samaria e della Galilea durante il periodo della prima Guerra Giudaica, come riportato da Giuseppe Flavio.

Una seconda volta lo storico lo cita come "Gesù il Galileo" il quale alla testa di circa 600 galilei armati si era insediato in Gerusalemme. Nelle scritture rabbiniche in luogo dei 600 si trova 310 giovani. Anche se i due numeri non coincidono (ci sarebbe, comunque, una considerazione in merito da fare) è certo, almeno, che il dato fornito dalle registrazioni rabbiniche è SICURAMENTE riferito a Gesù.(*) Insieme ai 310 (secondo la registrazione rabbinica) Gesù entrò nell'area del Tempio di Gerusalemme e fece il "matto".

A questo punto, non ci vuole molta fantasia per intuire la verità circa lo svolgimento storico dei fatti, anche tenendo a mente quanto narrato nei vangeli in merito all'arresto di Gesù. Infatti, "Pietro" (nella realtà un personaggio diverso, visto che Pietro era morto crocifisso a Roma nel 64) mentre attendeva di rivedere Gesù nel cortile della dimora di Caifa, venne apostrofato prima da una donna e poi dai servi che si trovavano nel cortile, accanto al fuoco. Pietro venne accusato di essere anche lui un "galileo" e di essere stato anche lui insieme a "loro".

L'episodio, probabilmente storico, non si svolse in Gerusalemme nè tantomeno nell'abitazione di Caifa, visto che all'epoca (siamo oltre il 70) egli era morto da abbondante tempo! Probabilmente, come lasciano intuire le scritture rabbiniche, l'episodio si svolse nella città di Tiberias (Tiberiade) dove Gesù venne arrestato dentro una locanda o in un luogo chiuso a disposizione del pubblico.

Quest'ultimo aspetto, messo in evidenza dal vangelo di Giuda, trova uno stupefacente parallelo in un passaggio del Talmud, in cui è detto che per "incastrare" Gesù alcuni testimoni si nascosero nella stanza accanto a quella in cui si trovava il Nazareno. Vediamo il passaggio del vangelo di Giuda:

"..I loro sommi sacerdoti mormoravano perché (lui) era andato nella stanza degli ospiti per la sua preghiera. Ma là alcuni scribi lo stavano guardando con attenzione per arrestarlo durante la preghiera, poiché erano impauriti dalla gente, in quanto era considerato da tutti come un profeta. Si avvicinarono a Giuda* e gli dissero, "Che cosa stai facendo qui? Tu sei un discepolo di Gesù." Giuda gli rispose quello che desideravano. Ricevette dei denari e lo consegnò a loro."

Qui l'autore del vangelo, non conoscendo l'identità del personaggio che tradì Gesù, riporta il nome di Giuda in quanto esso già compariva nei vangeli canonici i quali, sicuramente, erano stati messi a punto diverso tempo prima del vangelo di Giuda. Nella realtà si trattò sicuramente di un personaggio diverso dal traditore "canonico". Vediamo ora quanto si rinviene a tal proposito nella letteratura talmudica.

Nella Mishnah Sanhedrin 7.10, appare quanto segue:

«..Nel caso di trasgressori che sono degni della morte, secondo la Torah, nessun testimone deve essere messo in posti nascosti, eccetto nel caso del peccato di deviare gli altri all'idolatria. Se il seduttore ha fatto il suo discorso seduttivo a due persone, allora costoro sono i testimoni contro di lui e lo porteranno davanti alla corte che provvederà a farlo lapidare. Ma se egli non avrà parlato davanti a due, ma solo a uno, allora quello dirà a lui, " Io ho amici che hanno una preferenza per ciò" [e così gli amici saranno portati ad ascoltarlo e poi saranno dei testimoni contro di lui]

Ma se il seduttore è scaltro e non vuole dire nulla davanti a più di una persona, allora i testimoni saranno posti in modo nascosto dietro un muro ed il singolo testimone dirà a lui, "Ora dimmi una volta ancora quello che tu mi stavi dicendo, poichè noi siamo soli". Se ora il seduttore ripeterà ciò, l'altro dirà a lui: "Come potremmo noi dimenticare il nostro Padre Celeste ed andare ad adorare legno e pietra?". Se il seduttore viene convertito [e cambia idea in merito], allora tutto andrà bene, ma se egli risponde: "Questo è il nostro compito; ciò è per il nostro bene", allora quelli che stavano aspettando dietro il muro, lo porteranno davanti alla corte ed egli sarà lapidato.

"..Come può essere fatto tutto ciò senza essere scoperti da lui?.." "In questo modo: poichè il seduttore viene fatto restare nella parte interna della casa, una lampada viene tenuta accesa sopra di lui in modo che i testimoni possono vederlo ed ascoltare la sua voce. Così, ad esempio, essi fecero con il figlio di Stada, a Lydda. Contro di lui due discepoli di uomini istruiti furono messi in un posto nascosto ed egli fu portato così davanti alla corte per essere lapidato.»


Nota: il figlio di "Stada" è Gesù il nazareno.

La straordinaria somiglianza dell'ultimo passaggio con ciò che appare nel vangelo di Giuda è innegabile! Sicuramente si deve a ciò il motivo del "feroce" ostracismo che papa e clero hanno dimostrato nei confronti del vangelo di Giuda, la cui traduzione dal copto è stata data alle stampe non molto tempo fa.

Ufficialmente si è cercato di far credere che il motivo di tanta avversione clericale a questo Vangelo è dovuta all'esaltazione della figura di Giuda che ne viene fatta in tale opera, ma la verità è ben diversa! Innanzitutto la dinamica dell'arresto di Gesù, quale appare nel vangelo di Giuda, sconfessa miseramente la costruzione truffaldina dell'arresto sul Monte degli Ulivi; in secondo luogo, cosa ancora più importante, tale opera convalida "sonantemente" le registrazioni che i rabbini fecero a suo tempo nella loro scrittura sacra, in merito all'arresto di Gesù. La stessa scrittura che il clero falsario di tutti i tempi (compreso l'attuale) ha sempre cercato di denigrare e di svuotare di credibilità! In pratica si è ripetuta la stessa "sceneggiata" a cui abbiamo assistito con l'uscita del film "Il Codice da Vinci"; film che, come il romanzo da cui è tratto, scopre alcuni "altarini" che il clero ha sempre cercato di mantenere caparbiamente nascosti!

Comparando quanto descritto nel vangelo di Giuda e quanto riportato nel Talmud rabbinico, si evince che il personaggio nominato "Giuda", nel vangelo di cui sopra, è lo stesso personaggio che nel Talmud spinse subdolamente Gesù a rivelarsi ed a tradirsi davanti ai testimoni nascosti! (malgrado le amene affermazioni del clero di tutti i tempi, non si trattò di "Giuda Iscariota", personaggio fittizio tra l'altro, ma di un'altra figura)

Tornando al discorso iniziale, la verità circa il reale svolgersi degli eventi è che Gesù, alla testa del suo piccolo esercito di 600 galilei, fece il suo ingresso "trionfale" in Gerusalemme, acclamato dalla folla festante ma terrorizzata per la piega che stavano prendendo gli eventi bellici e dall'avvicinarsi minaccioso delle legioni di Tito. Quel piccolo esercito servì a ridare un po' di speranza ai cittadini gerosolimitani che videro nel condottiero come una sorta di "salvatore".

Sicuramente fu in tale contesto temporale che Gesù fece il diavolo a quattro all'interno del Tempio. Tutti gli studiosi laici sono concordi nel sostenere che Gesù non avrebbe potuto MAI fare una cosa del genere dentro il Tempio (rovesciamento dei banchi dei cambiavalute e cacciata dei mercanti) se non avesse avuto le spalle ben coperte! 600 uomini armati al suo comando rappresentavano sicuramente una copertura più che valida!

Non è nemmeno da escludersi che in tale contesto Gesù possa essere stato considerato, o comunque assimilato, al MESSIA atteso dall'immaginario comune giudaico, dal momento che era diventata ormai una sorta di "usanza", da parte dei giudei (almeno di primo acchito), di considerare "messia" tutti coloro che insorgevano contro i romani con un certo "fracasso" iniziale: salvo poi ricredersi nel prendere atto del fallimento del messia di turno!

Questa supposizione nasce dalla considerazione di quanto ebbe a scrivere Origene nel suo "Contra Celsum". In un passaggio egli afferma che Giuseppe Flavio "non credeva che Gesù fosse stato il messia". Questo passaggio è estremamente importante e ciò per vari motivi. Innanzitutto, in nessuna delle opere di Giuseppe F., attualmente in circolazione, compare una citazione in cui Giuseppe negava il riconoscimento di Gesù come messia ma, paradossalmente, compare l'insulso "testimonium flavianum" in cui sembra che Giuseppe affermi esattamente il contrario!!

Questa è una prova, qualora ce ne fosse bisogno, che le opere di Giuseppe (che Origene leggeva nel III secolo) erano all'epoca ben diverse da quelle disponibili oggi all'erudizione ufficiale! In secondo luogo, se Giuseppe affermava di non credere che Gesù fosse stato il messia, vuol dire che c'era "qualcuno" che lo riteneva tale e questo qualcuno non poteva essere stato altri che la folla gerosolimitana, carica di entusiasmo per Gesù il quale era venuto a salvare Gerusalemme dai romani! In terzo luogo, la citazione di Origene ci conferma che Giuseppe conosceva Gesù.

Va rimarcato che TUTTE le citazioni di Gesù quale condottiero di un piccolo esercito, che Giuseppe Flavio fa, si trovano UNICAMENTE nella "Vita", l'opera autobiografica dello storico giudaico. In Guerra Giudaica, scritta qualche anno dopo la fine delle ostilità, tale personaggio SCOMPARE completamente! Perchè?....


Nota:

(*) - nella letteratura neotestamentaria troviamo accenni al fatto che Gesù, oltre i 12 discepoli, ne costituì altri 70. Questo però non deve essere messo in relazione ai 310 discepoli riportati nel Talmud, in quanto tutto ciò scaturisce dalla concezione cosmogonica tipica dello gnosticismo gesuano. In alcuni testi patristici è riportato il numero 72 in luogo dei 70 riportati nei vangeli. Per quanto possa apparire strano, in realtà non vi fu alcuna contraddizione in ciò. Infatti, negli stessi vangeli è citato che Gesù mandò questi 70 discepoli in "giro" per il mondo a due a due: cioè costituì delle SIZIGIE! (coppie). Concetto questo estremamente ricorrente nelle varie scuole gnostiche del II secolo. Le sizigie gnostiche erano formate da coppie di "eoni", i quali furono creati per popolare l'universo. Con i 70 discepoli Gesù poteva formare sino a 35 sizigie, ma in effetti lui aveva bisogno di formarne 36 (vedremo il perchè). Tuttavia, la prima sizigia era costituita proprio da Gesù e dalla sua SOPHIA: vale a dire Maria Salome di Magdala, e quindi il numero delle sizigie sale a 36. Ma perchè questo numero?.. Ciò deve essere messo in relazione al fatto che in un anno sono contenute 36 decine intere di giorni (cioè 360 giorni). Il 10, al pari del 4, era considerato dagli gnostici pitagorici un numero "perfetto" in quanto ottenuto, per somma interna, dai primi quattro numeri (1+2+3+4=10). Il 4 era considerato il numero perfetto per eccellenza, in quanto simboleggiava la stessa creazione.


Ciao.

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MessaggioInviato: Dom Feb 03, 2008 1:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Luca78 ha scritto:

Ciao Veritas, leggevo che una certa tradizione (forse Giustino) parla di Dositeo come di un altro "profeta/filosofo/maestro", contemporaneo e competitore di Gesù Nazareno e di Simone Mago: tutti e tre, forse, discepoli di Giovanni il Battista. Dositeo e Simone samaritani.

Ecco, se tutti questi "maestri" e personaggi straordinari sono uomini realmente esistiti e non proiezioni di idee, è possibile inquadrarli storicamente?

Scrivevi di Gesù Nazareno formatosi con la dottrina pitagorica. In che periodo? E dove? A Gerusalemme? Ad Alessandria? A Nazxx? A Gamala? A Tarso? E in quali anni?
Scrivevi di Gesù maestro a Roma con i suoi discepoli. Quando? E' possibile inquadrare il periodo?

grazie.



"leggevo che una certa tradizione (forse Giustino) parla di Dositeo come di un altro 'profeta/filosofo/maestro' contemporaneo e competitore di Gesù Nazareno e di Simon Mago: tutti e tre forse discepoli di Giovanni il Battista. Dositeo e Simone samaritani."

Quella di Dositeo è una figura molto importante! Per la verità mi ha dato molti grattacapi in quanto, a causa della scarsità di informazioni, ero arrivato a concludere che con tale nome si fosse voluto indicare lo stesso Simon Mago, visto l'elevato numero di analogie che man mano riscontravo.

Come Simon Mago, Dositeo si definiva (o era definito) "Quello Atteso" (il Messia); come Simon Mago fu un maestro gnostico e godeva di un forte ascendente sui propri seguaci: come Simon Mago aveva rilevato da un "bordello" una donna che egli finì con il chiamare "Selene", con chiari riferimenti alle varie dee pagane che venivano ricondotte simbolicamente, in un modo o nell'altro, a tale astro (tra cui la stessa Iside, Astarte, ecc.). La donna che Simon Mago aveva rilevato da un "bordello" di Tiro veniva chiamata invece Elena (sicuramente non il suo vero nome). Alla morte di Dositeo, Selene seguì Simon Mago. Ora, diamo un occhiata ad un testo che ho tradotto recentemente da un sito WEB: (http://www.gnosis.org/library/grs-mead/jesus_live_100/ch17.html)

Recognitiones, del pseudo Clemente, ci dice che Simon Mago fu un discepolo di Dositheus (Dositeo) e che quest'ultimo fosse il profeta, simile a Mosè, che Yahweh avrebbe innalzato (vale a dire il "Messia"). Le Homilies Clementine, al contrario, in uno stile veramente leggendario, affermano che sia Dositheus, sia Simone furono co-discepoli di Giovanni il Battista. Come Gesù, il Sole, ebbe 12 discepoli, così Giovanni, la Luna, ebbe 30 discepoli, il numero dei giorni di una lunazione, o più accuratamente 29 e mezzo, poichè uno di loro fu una donna. Simone, è detto, studiò magia in Egitto e c'è una strana storia o leggenda tra lui e Dositheus in cui Simone mostrò la sua superiorità.

Origene (in Giovanni, iv.), parla di libri ascritti a Dositheus come se fossero ancora di uso corrente tra i seguaci di quella che allora appariva come un'antica tradizione e di una credenza diffusa tra di essi secondo la quale il loro maestro non morì realmente.
(cosa che ricorda stranamente il concetto docetista, comune sia a Simon Mago che ad Apollonio di Tyana, n.d.t.).

Epifanio descrive i Dositheani come osservanti della Legge; essi, comunque, si astenevano da cibi animali e molti di loro anche da rapporti sessuali (tipico delle comunità nazarene, n.d.t.). Epifanio, inoltre, aggiunge una storia secondo la quale Dositheus alla fine si ritirò presso una grotta e lì praticò un ascetismo talmente rigido da portare volontariamente alla fine la sua vita. Una variante estremante interessante di questa storia appare in una Cronaca Samaritana, dove è detto che il sommo sacerdote samaritano prese delle misure particolarmente severe contro questa setta, a causa del Libro della Legge che veniva utilizzato da suoi adepti e che era detto fosse stato falsificato da Dousis (Dositheus?) e che quest'ultimo fu costretto a fuggire verso una montagna e nascondersi dentro una grotta dove egli morì per mancanza di cibo. C'è una stretta similarità tra questa conclusione e quella riguardante la figura di Shemtob delle Toldoth, della quale abbiamo quotato nel capitolo sulle "Tracce delle prime forme delle Toldoth": conclusione in cui Gesù fuggì verso una grotta del Monte Carmelo.

In questa Cronaca Samaritana si ritrovano parecchi stupefacenti elementi riguardanti la vita di Gesù, anche se la storia narrata ha ben poche probabilità di essere vera. C'è il legittimo sospetto che l'autore abbia fatto una sorta di "pamphlet! dei dati di cui disponeva, costruendo uno storia di vaga fantasia: praticamente è lo stesso meccanismo che è stato alla base della letteratura "evangelica".

Particolarmente intrigante appare la citazione del nome "Dousis". Questo induce a pensare che Dositheus (sebbene già utilizzato in tale forma) potrebbe essere stato il risultato dell'unione di Dousis e di un'altra parola contratta che cominciava con "theu": magari "theudas", che in ebraico significava "coraggioso". In tal caso, l'espressione "Dousis Theudas" stava a significare "Dousis il coraggioso". Se le cose stanno così (ed io sono convinto che stiano così), allora si aprirebbero le porte su scenari particolarmente intriganti! (va tuttavia segnalato che il nome "Dositheus" è citato varie volte da Giuseppe Flavio nelle sue opere: cosa, comunque, che non esclude l'ipotesi di cui sopra)

"Scrivevi di Gesù Nazareno formatosi con la dottrina pitagorica. In che periodo? E dove? A Gerusalemme? Ad Alessandria? A Nazxx? A Gamala? A Tarso? E in quali anni?
Scrivevi di Gesù maestro a Roma con i suoi discepoli.Quando? E' possibile inquadrare il periodo? "


Mi dispiace se ti appaio un po' "reticente" o comunque non completamente esauriente in merito. Come ho scritto in un altro post, sto realizzando un lavoro che spero di poter vedere pubblicato ed alcuni passaggi chiave vorrei mantenerli, per il momento, "inediti": si tratta del coronamento di dieci anni di intense ricerche condotte all'insegna di severi sacrifici, sia da parte mia che della mia famiglia! Tuttavia, nei limiti di cui sopra, cercherò di esserti utile il più possibile.

Come ho già detto, la preparazione di Gesù circa gli aspetti della filosofia pitagorica, avvennero sicuramente presso gli stessi monaci esseno-nazareni, i quali gli fornirono l'istruzione di base. Grazie al fatto di aver intuito, come ho già detto, che Gesù finì con l'immedesimarsi ANCHE con la figura del celebre filosofo, sono riuscito ad individuare nel Monte Carmelo il celebre monte della "trasfigurazione". La descrizione che viene fatta dell'evento nei vangeli è, praticamente, la "fotocopia" di ciò che appare nella biografia di Pitagora di Giamblico, quando anche lui discese il Monte Carmelo per ritornare alla nave che lo aveva portato nel golfo di Akron (oggi di Haifa). Vi è, inoltre, un ulteriore elemento citato nei vangeli che conforta ampiamente tale asserzione: se qualcuno riuscisse a scoprirlo è veramente bravo!

Il periodo in cui Gesù si trovò ad insegnare a Roma fu intorno al 60.

Ciao!

Veritas
_________________

"..la fede in Dio non aggiunge nè toglie nulla
alla dignità raziocinante degli uomini; la fede
nelle religioni li riporta al loro stato primordiale,
quando l'uomo era appena uscito dalla sua
primitiva condizione bestiale per evolversi sino
allo stato attuale delle sue conoscenze."

..
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cico



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MessaggioInviato: Mar Mar 04, 2008 11:05 am    Oggetto: Rispondi citando

Ciao veritas,mi sembra di capire che in questa sezione è possibile fare domande,allora eccone una.Secondo le sacre scritture gesù è stato crocifisso verso il 34/36 dc,a circa 30/33 anni.Ma leggendo questo blog,e sopratutto il bellissimo ed interessante dialogo tra te e tranfo, è chiaro che sulla croce finì un'altra persona, che voi dite sia simone di cirene.Di logica quindi lo scambio di persona non può essere avvenuto sulla via del monte golgota sotto gli occhi di tutti,poichè se ne sarebbero accorti in tanti;va da sè che simone la croce se l'è presa sulle spalle sin dall'inizio poichè era lui il condannato.
Ora:questa crociffissione deve essere stata veramente unica,poichè è rimasta legata alla memoria di tante persone presenti,in quanto durante la pasqua,ho letto,a gerusalemme arrivavano fini a 400 mila pellegrini,un numero molto rilevate di spettatori.Allora potrebbe essere che questo simone sia stata,in un certo senso,una persona molto importante,conosciuta da molti,o lui o le sue gesta, e che quindi la sua morte in croce abbia fatto scalpore e che negli anni successivi molte persone se ne ricordassero ancora e nei loro racconti, come a tutti può accadere, abbiano un po' enfatizzato quell'evento fino a metterci sulla croce il messia?Poteva simone essere un lottatore, un ribelle che lottava per la libertà della sua terra?
Grazie e ciao da cico.
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G. Tranfo



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MessaggioInviato: Gio Mar 06, 2008 12:22 pm    Oggetto: Rispondi citando

Buongiorno Cico, in attesa che l'ottimo Veritas lo faccia, posso dirti la mia?
L'omessa menzione dell'episodio di Simone di Cirene da parte del quarto evangelista (rispetto ai redattori dei sinottici) la dice molto lunga.
Le mancate corrispondenza tra canoni sono talmente tante che su buona parte di esse spesso si sorvola.
Il caso in questione, tuttavia, è diverso. La versione dei fatti accaduti sulla "via crucis" offerta dai sinottici non è solo difforme da quella di Giovanni ma è con essa assolutamente inconciliabile.
In altre parole: o è reticente “Giovanni” o sono bugiardi i redattori dei sinottici, non ci sono vie di fuga da questa “forbice”.
Per Giovanni è Gesù a portare la croce dall'inizio alla fine mentre nel racconto dei sinottici appare Simone nei panni di un "attore" che svolge un ruolo palesemente fuorviante.
La contraddizione tra sinottici e quarto Vangelo, come già sottolineato ben più grave di una semplice mancata “sincronia”, rafforza il sospetto che Marco, Matteo e Luca abbiano deliberatamente inserito questa figura nel racconto delle ultime ore di Cristo per fini non chiari, probabilmente pretestuosi e comunque, ancora una volta, ben lontani dalla testimonianza della verità.
Chi era questo Simone e perchè mai sarebbe stato coinvolto nell'ingrato compito di portare la croce, visto che un tale problema avrebbe potuto essere risolto con grande facilità dagli stessi romani?
Il sospetto è che dietro l'inspiegabile coinvolgimento (per i redattori dei sinottici così evidente da non poter essere ignorato) si nasconda un oscuro complotto peraltro ravvisabile da molti altri indizi riferiti nei diversi Vangeli.
Basandoci su quanto accade anche ai nostri giorni e nel nostro mondo, possiamo immaginare che il movimento zelota, allontanandosi forse dall’iniziale purismo intransigente degli anni di Giuda il Galileo, per rendere più incisiva la propria azione possa essersi costruito un retroterra di appoggi, connivenze o semplici simpatie che attraversavano orizzontalmente la stessa struttura societaria del tempo.
Nei Vangeli, molti personaggi “insospettabili” vengono menzionati con un ruolo di prim’ordine e il senso del loro coinvolgimento può sfuggire soltanto a chi è attento esclusivamente all'aspetto mistico e trascendentale dell'evento, ma non a chi intenda analizzarne l'attendibilità, la dinamica, gli obiettivi e le conseguenze del loro raggiungimento sul piano politico e storico.
Pensa soltanto al carismatico Nicodemo, a Giovanna moglie di Cusa (amministratore di Erode) così coinvolta da essere presente ai piedi della croce.... ma pensa soprattutto a Giuseppe, oriundo della città di Arimatea… di dubbia esistenza (da alcuni identificata addirittura con Rama)!
Pur senza vendere certezze, appare decisamente fondato il sospetto che dietro a tale misteriosa individualità si nasconda un “complice eccellente” degli zeloti o un parente stretto della famiglia di Giuda il Galileo (forse il Giuseppe fratello di Gesù di Mc., 6:3 e Mt., 13: 55?) visto che, nonostante il suo incarico sacerdotale, oltre che mettere a disposizione una tomba di sua proprietà, assume nella vicenda un ruolo di primo piano intervenendo presso Pilato allo scopo di ottenere la restituzione del corpo crocifisso (nota bene: in antiche versioni greche del vangelo di Marco, Giuseppe d’Arimatea nel chiedere il corpo di Gesù usa la parola "soma" che significa soltanto "corpo vivo" mentre Pilato nell'acconsentire usa la parola "ptoma" che significa cadavere...).
Secondo la legge romana, inoltre, ad un uomo crocifisso veniva negata la sepoltura, anzi, normalmente venivano posti uomini a guardia dei cadaveri per impedire a parenti e amici di prelevarli dalle croci dove dovevano restare esposti a corvi ed avvoltoi.
Perchè mai Pilato, la massima autorità del potere occupante, avrebbe dovuto violare la legge concedendo il corpo di Gesù a Giuseppe d'Arimatea e quale titolo avrebbe avuto quest’ultimo per richiederlo?
Nel racconto della passione e morte di Gesù appaiono dunque, in qualità di persone molto vicine al condannato, la moglie di un funzionario del tetrarca Erode, un membro ricco e autorevole del sinedrio, un capo dei Giudei e, non dimentichiamolo, il discepolo “più amato” da Gesù che è di casa nel cortile del sommo sacerdote .
Questi sono gli attori, Veniamo ora alla commedia.
Contrariamente a quanto emerso nei secoli dall' "immaginario pittorico", secondo Luca il luogo era lontano da occhi indiscreti: "Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti.", mentre Giovanni, pur riferendosi al luogo detto "Golgota", parla di un giardino privato sito in esso al quale, in quanto tale, è da supporre che non vi fosse pubblico accesso: "... nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo".
Ma di chi era il giardino se, a dire di Matteo, la tomba che si trovava in esso era di proprietà di Giuseppe d'Arimatea? Non è logico supporre che fosse di proprietà dello stesso?
Ma come può, la pubblica esecuzione di un condannato per il reato di lesa maestà, essersi svolta nel giardino privato di un sacerdote del sinedrio?
Come avrebbero potuto, i romani, acconsentire a ciò? Perchè, poi, si sarebbe svolta in tale inusuale luogo se non proprio per tenere il pubblico a debita distanza evitando così possibili riconoscimenti?
Normalmente, poi, la morte di un condannato in croce non è determinata dall'emorragia (per la quale sarebbe necessario attendere molti giorni) ma dal soffocamento conseguente alla posizione imposta al corpo ed all'insufficiente sostegno allo stesso offerto dagli arti.
Infatti di regola, per porre fine all’agonia, al malcapitato venivano spezzate le gambe.
Ciò, stando ai Vangeli, non fu necessario per Gesù (o per chiunque altri si trovasse al suo posto), in quanto i soldati avvicinandosi per effettuare tale operazione, si accorsero che stranamente era già morto: "venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe" .
Tale repentinità fu così inusuale da stupire lo stesso Pilato.
Una morte così stranamente veloce ed una deposizione altrettanto sollecita, lasciano supporre che le persone vicine al condannato abbiano avvertito la necessità di sottrarre al più presto quel corpo alla croce e agli sguardi: prima che fosse pubblicamente riconosciuto e... prima che realmente spirasse!
Ma le stranezze non finiscono qua: "E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse "tutto è compiuto!" e, chinato il capo, spirò".
E’ noto che l'aceto non stordisce, semmai... rianima!
Era uno stimolante usato sulle navi romane per far riprendere le forze agli schiavi infiacchiti e dai tempi più antichi viene somministrato ad uomini stanchi, feriti, fisicamente provati ai quali consente almeno temporaneamente di riacquistare energia.
Se l’effetto fu lo stordimento, è probabile che al posto dell'aceto fu somministrata una sostanza soporifera come l'oppio o la belladonna, entrambe tranquillamente reperibili nella Palestina del tempo.
Che dire, poi, del fatto che un cadavere, quando trafitto al costato da una lancia, non perde nemmeno una goccia di sangue ed acqua?... Eppure "... uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua."?
Insomma, caro Cico, alla luce dei fatti, così come essi apparentemente si svolsero, agli occhi dei soldati presenti e ignari del complotto, l’uomo crocifisso sarebbe apparso privo di vita, per le autorità conniventi sarebbe stata fatta salva l’apparenza e per il popolo distante e addirittura ignaro della vera identità dell'uomo, l'esecuzione avrebbe avuto regolare svolgimento.
Dulcis in fundo: grazie a questa messinscena, al terribile erede davidico figlio del Galileo fu offerta la possibilità di allontanarsi dal palcoscenico della storia senza "pagare i danni" delle sue gesta, in cambio forse di una resa spacciata dai romani per schiacciante vittoria.
Un caro saluto (ogni tanto mi riaffaccio, spero di avere la possibilità di farlo più frequentemente).

Giancarlo Tranfo

N.B. Tutto quanto sopra è soggetto a copyright in quanto parzialmente tratto dal mio libro "La Croce di Spine- Gesù: la storia che non vi è ancora stata raccontata- Chinaski Edizioni " in uscita ad aprile 2008.
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cico



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MessaggioInviato: Lun Mar 10, 2008 6:00 pm    Oggetto: Rispondi citando

Grazie tante Tranfo,solamente un'altra cosa:
Hai scritto:
ma pensa soprattutto a Giuseppe, oriundo della città di Arimatea… di dubbia esistenza (da alcuni identificata addirittura con Rama)!

Forse intendevi dire ROMA?

Se volevi dire Roma signifca che i romani,Pilato compreso,hanno creato una messa in scena per salvare un ribelle,ed avere informazioni preziose per vincere la lotta contro i ribelli zeloti.
Quindi quando Gesù( o chiunque fosse finito nelle mani dei romani) è riapparso ai suoi discepoli e ha dato loro le ultime disposizioni prima di "salire al padre suo",sapeva che i romani conoscevano molte cose del movimento rivoluzionario da lui capitanato.Andandosene ha lasciato i suoi compagni alla mercè dei nemici.Oppure ha continuato a comandare da un'altro luogo,esempio città di Antiochia?

E poi un'altra curiosità:
ho visto un documentario nel quale raccontavano di avere trovato la tomba di un certo soldato romano chiamato Pantera.Il documentario raccontava che poteva essere molto probabilmente la tomba dello stesso Pantera considerato in molti testi il padre naturale di Gesù.La tomba è stata trovata nel nord europa (non ricordo lo stato);ma dato che tale stato è a nord anche di Israele,quando gesù diceva che doveva "salire al padre suo", non è che intendeva dire che doveva andare al nord?
Mi sono spiegato?
Grazie e ciao da Cico

P.S. Quando esce il tuo libro fallo sapere che vado a comprarlo.
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G. Tranfo



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MessaggioInviato: Ven Mar 14, 2008 9:31 am    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
Grazie tante Tranfo,solamente un'altra cosa:
Hai scritto:
ma pensa soprattutto a Giuseppe, oriundo della città di Arimatea… di dubbia esistenza (da alcuni identificata addirittura con Rama)!

Forse intendevi dire ROMA?


Caro Cico buongiorno.

No, intendevo proprio Rama, città di biblica memoria, la Rama di Beniamino che per alcuni era situata nei pressi di Gerusalemme (secondo altri era 20 km. a nord ovest di Betlemme). Chiaramente l'identificazione con Arimatea è una forzatura volta, a mio avviso, a fugare altre possibili spiegazioni (che allo stato dei fatti restano ancora oscure).
Tutto ciò premesso, resta valido quanto da te supposto in merito all'esistenza di un complotto nel quale lo stesso Pilato (e non solo) ebbe verosimilmente un ruolo.

Su quello che accadde dopo è difficile formulare ipotesi (Antiochia, le regioni dell'estremo oriente, la Provenza ecc.) a meno di non voler abbandonare i criteri di ricerca suggeriti dalla metodologia scientifica per aprirsi alle suggestioni delle ipotesi d'effetto (es. Codice da Vinci).

Citazione:
E poi un'altra curiosità:
ho visto un documentario nel quale raccontavano di avere trovato la tomba di un certo soldato romano chiamato Pantera.Il documentario raccontava che poteva essere molto probabilmente la tomba dello stesso Pantera considerato in molti testi il padre naturale di Gesù.La tomba è stata trovata nel nord europa (non ricordo lo stato);ma dato che tale stato è a nord anche di Israele,quando gesù diceva che doveva "salire al padre suo", non è che intendeva dire che doveva andare al nord?



Il nome Panthera si ritrova in iscrizioni di soldati romani in Palestina.
Si tratterebbe di Tiberius Julius Abdèus Panther (Tiberio Giulio Abdeo, detto Panthera), milite dell'esercito romano nel quale, probabilmente, rivestì il grado di centurione, di una coorte militare di guarnigione in Palestina fino al 9 d.C. (145).
Successivamente fu trasferito in Germania e morì all’età di 62 anni vicino all’attuale Bingerbrück dove è stato trovato un monumento funebre in cui appare inciso il suo nome.
Precisazione importante: non stiamo parlando del padre di Giovanni (il terribile Giuda il Galileo) ma di quello di Gesù (Yeshua), condannato per apostasia e stregoneria dal Sinedrio (a Lydda) molti decenni dopo .
Gli indizi che portano a Panthera come padre di Gesù provengono da fonti reciprocamente non influenzabili in quanto appartenenti a culture e periodi diversi (da una parte Celso, autore romano del II secolo, dall'altra la letteratura rabbinica che nel IV- V secolo iniziò a raccogliere le tradizioni orali diffuse fin dal II secolo).
La scoperta archeologica della tomba è solo una conferma (non essenziale) dell'esistenza del personaggio e del fatto che lo stesso fosse di stanza in Palestina proprio negli anni della presunta nascita di Gesù (l'epigrafe rinvenuta riporta: "Tib(erius) Iul(ius) Abdes Panthera Sidonia ann(orum) LXII stipen(diorum) XXXX miles exs(ignifer?) coh(orte) I sagittariorum h(ic) s(itus) e(st)". La I coorte di arcieri, alla quale, come scritto nell’epigrafe tombale appartenne il soldato Panthera, fu di stanza in Giudea proprio in quegli anni!).
Il primo a suggerire il collegamento fra il Panthera di Celso e Tiberius Iulius Abdes Panthera fu Marcello Craveri, La vita di Gesù, Feltrinelli, Milano, 1966, pg. 466.
Ci sarebbero molte altre cose da dire ma in un post non è proprio possibile trattare con esaustività certi argomenti.

Citazione:
Quando esce il tuo libro fallo sapere che vado a comprarlo


Grazie, sei gentile.
Uscirà intorno alla metà di aprile ma sembra che ci siano alcuni problemini con la distribuzione (almeno per l'inizio).
Non so quanto sarò presente in libreria ma di sicuro il libro potrà essere acquistato dal mio sito (www.Yeshua.it) e ricevuto entro pochi giorni a casa (per raccomandata).

Non credo che potrò dare comunicazione dalle pagine di questo forum (o di qualunque altro): non è bello e già mi sembra di approfittare ora con quanto detto sopra (chiedo venia).

Pertanto, se vuoi ricevere un promemoria, manda un'email vuota a questo indirizzo: avviso_libro@yershua.it
E' una casella di posta che ho aperto proprio per questo.


Un caro saluto

Giancarlo

Precisazione: tutto quanto sopra è soggetto a copyright in quanto parzialmente tratto dal mio libro "La Croce di Spine- Gesù: la storia che non vi è ancora stata raccontata- Chinaski Edizioni " in uscita ad aprile 2008.
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Iron Iko



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MessaggioInviato: Dom Mar 16, 2008 10:06 pm    Oggetto: Rispondi citando

Buonasera a tutti. Sono una new entry appassionatasi da qualche anno a studi di cristologia laica e polemologica. La mia professione (mi occupo di tutt'altro, e con convinti criteri scientifici) non mi consente grandi approfondimenti direttamente dalle fonti. Ho letto Onfray, Pesce, i due libri di Cascioli, J. Tabor, siti vari su internet e in particolare quello di G. Tranfo con cui sono in corrispondenza privata.
Caro Veritas
da alcune settimane ti sto leggendo con molto interesse. Devo dire che ogni tanto devo "prendere fiato" per districarmi tra divergenti vedute di voi autori citati.
Veniamo alla mia banale domanda.
Veritas ha scritto:

A questo punto, non ci vuole molta fantasia per intuire la verità circa lo svolgimento storico dei fatti, anche tenendo a mente quanto narrato nei vangeli in merito all'arresto di Gesù. Infatti, "Pietro" (nella realtà un personaggio diverso, visto che Pietro era morto crocifisso a Roma nel 64) mentre attendeva di rivedere Gesù nel cortile della dimora di Caifa, venne apostrofato prima da una donna e poi dai servi che si trovavano nel cortile, accanto al fuoco. Pietro venne accusato di essere anche lui un "galileo" e di essere stato anche lui insieme a "loro".

..

Mi puoi spiegare meglio chi era questo Pietro?. E chi era allora il Simone Kefa (Petrus) che secondo F. Giuseppe morì sulla croce quale ribelle nel 46 sotto Tiberio Alessandro? Chi tagliò l'orecchio alla guardia del tempio?
Grazie e a presto.
Iron Iko
PS (solo qui): la firma riporta la legge di inerzia. quell'inerzia mentale e credulona che abbiamo il dovere di combattere. Iron Iko è solo un gioco di parole, solo qualche volta sono ironico.
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Veritas
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MessaggioInviato: Ven Mar 21, 2008 9:10 pm    Oggetto: Rispondi citando

Iron Iko ha scritto:

Caro Veritas
da alcune settimane ti sto leggendo con molto interesse. Devo dire che ogni tanto devo "prendere fiato" per districarmi tra divergenti vedute di voi autori citati.
Veniamo alla mia banale domanda.
Veritas ha scritto:

Citazione:

A questo punto, non ci vuole molta fantasia per intuire la verità circa lo svolgimento storico dei fatti, anche tenendo a mente quanto narrato nei vangeli in merito all'arresto di Gesù. Infatti, "Pietro" (nella realtà un personaggio diverso, visto che Pietro era morto crocifisso a Roma nel 64) mentre attendeva di rivedere Gesù nel cortile della dimora di Caifa, venne apostrofato prima da una donna e poi dai servi che si trovavano nel cortile, accanto al fuoco. Pietro venne accusato di essere anche lui un "galileo" e di essere stato anche lui insieme a "loro".



Mi puoi spiegare meglio chi era questo Pietro?. E chi era allora il Simone Kefa (Petrus) che secondo F. Giuseppe morì sulla croce quale ribelle nel 46 sotto Tiberio Alessandro? Chi tagliò l'orecchio alla guardia del tempio?
Grazie e a presto.
Iron Iko



Ciao Iron Iko!

Innanzitutto un cordiale benvenuto tra noi! Non ho risposto subito al tuo messaggio in quanto per un po' di tempo sono stato impegnato in ricerche ed a postare una buona parte del materiale qui presente in altro forum. Ora però riprendo la "cura" del nostro forum.

"..Mi puoi spiegare meglio chi era questo Pietro?. E chi era allora il Simone Kefa (Petrus) che secondo F. Giuseppe morì sulla croce quale ribelle nel 46 sotto Tiberio Alessandro?"

Simon Pietro è, insieme a Gesù, uno dei personaggi più complessi dell'intera vicenda neotestamentaria. Ovviamente, a rendere così complessa tale figura ci hanno pensato i padri fondatori, i quali hanno puntato proprio sulla sua figura e su quella di Gesù per rendere inestricabile l'intera vicenda evangelica, garantendone così la sua "longevità" nel tempo. (il fatto che a distanza di 2 mila anni non si sia ancora posta la parola fine alle ricerche ed allo studio esegetico su Gesù e le origini del cristianesimo, sta a dimostrare che le aspettative dei padri fondatori non sono state vane!)

Il fatto che tu abbia citato "Petrus" mi conferma che hai letto il relativo post, quindi in parte dovresti sapere come stanno le cose. Come immagino saprai, nelle varie liste degli apostoli presenti nei vangeli, sono citati due Simoni: Simone lo zelota, detto "Cephas" (roccia, in aramaico) e Simone il "cananeo".

Uno dei due Simoni era anche appellato "Petròs" (in latino Petrus). Dal momento che la parola greca "petra" (foneticamente molto simile a Petròs) significa roccia, pietra, i padri fondatori hanno pensato bene (per evitare "rogne") di far credere che Petròs era la stessa cosa che Cephas, cioè roccia. Così è stato sino ad oggi. Tuttavia, raccogliendo la preziosa indicazione di un saggista, ora morto, ho potuto stabilire, dopo ricerche finalizzate allo scopo, che le cose non stavano affatto così dato che il termine Petròs (da cui il nostro Pietro) ha un origine aramaica, in quanto sembra che sia un adattamento in tale lingua (almeno ai tempi di Gesù) del termine ebraico "peter", il cui significato è "primogenito" e non roccia! Forse l'adattamento aramaico originario era "peteròs", che nella lingua parlata diventava "pet'ròs, per via dell'abitudine semitica ad escamotare la "e" intermedia. E' tuttavia possibile amche il processo inverso, vale a dire che dalla possibile forma aramaica "peteròs" si sia arrivati all'ebraico "peter". Una singolarità è costituita dal fatto che in inglese il latino Petrus (traslitterazione del greco-aramaico Petròs) è reso con Peter..Pura casualità?..

Che le cose stiano esattamente come descritte sopra, ce lo fa capire l'Epistula Apostolorum, in cui oltre ad essere citato Pietro tra gli apostoli, è citato espressamente anche Simone Cephas. A questo punto è evidente che se Pietro fosse stato amch'esso Cephas (con l'arbitraria eguaglianza Cephas=Petròs) si sarebbero avuti DUE Simon Cephas!

Il paraddosso e la relativa contraddizione nacquero realmente nei primi secoli, tanto è vero che il "furbastro" Clemente Alessandrino, come riporta Eusebio di Cesarea nella sua Historia Ecclesiastica, cercò di raccontarla a modo suo, al fine di sviare l'attenzione su tale scottante aspetto. Clemente, infatti, affermò che vi furono due Cephas; tuttavia, egli dice che "quello" che in Antiochia venne rimproverato da Paolo non fu lo stesso Cephas di Gerusalemme, ma uno dei "settanta" discepoli!

Evidentemente deve esservi stata un'arcana ragione per mistificare o comunque obnubilare il fatto che Simone era un primogenito. Come ho già detto, la vicenda neotestamenaria è stata resa artamente complicatissima, forse per impedire alla critica avversa (pagani e giudei) di risalire ai reali personaggi, smascherandone così le reali "qualità"!

"..che secondo F. Giuseppe morì sulla croce quale ribelle nel 46 sotto Tiberio Alessandro?"

Quasi sicuramente, il Simone fatto giustiziare insieme al fratello Giacomo (il "maggiore", secondo la "didascalia" patristica) da Tiberio Alessandro, fu il VERO Simone lo zelota detto "Cephas", cioè "roccia". Il fatto stesso dell'attributo zelota ci porta prepotentemente in seno alla famiglia di Giuda il Galileo di Gamala, fondatore del movimento zelota. Giuseppe Flavio, infatti, ci dice che entrambi furono figli di Giuda il Galileo.

Il fatto che gli Atti degli Apostoli situano l'esecuzione di Giacomo ed il "semplice" arresto di Simone lo zelota più o meno nello stesso periodo la dice lunga sulla reale identità dei due personaggi! Simone verrà poi "salvato" per intervendo del "deus ex machina" che provvederà a farlo uscire "miracolosamente" di prigione. Si tratta di un mero dispositivo letterario legato alla necessità che la figura di Simone lo zelota serviva come "alter ego" a quella di Simon "Petròs", il quale morirà invece intorno al 64, per volontà dell'imperatore Nerone: aveva attentato, insieme alla sua banda (v. la vicenda dei coniugi Anania e Sapphira), alla vita di Simon Mago.

Quella dell'orecchio tagliato potrebbe anche essere un episodio reale. Tuttavia non è connesso con l'arresto di Gesù, in quanto esso avvenne in luogo chiuso (forse una stanza di una locanda) come lasciano intuire sia il Talumd che il vangelo di Giuda.


Saluti


Veritas
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MessaggioInviato: Ven Mar 21, 2008 9:11 pm    Oggetto: Rispondi citando

cico ha scritto:

Ciao veritas, mi sembra di capire che in questa sezione è possibile fare domande,allora eccone una.Secondo le sacre scritture gesù è stato crocifisso verso il 34/36 dc,a circa 30/33 anni.Ma leggendo questo blog,e sopratutto il bellissimo ed interessante dialogo tra te e tranfo, è chiaro che sulla croce finì un'altra persona, che voi dite sia simone di cirene.Di logica quindi lo scambio di persona non può essere avvenuto sulla via del monte golgota sotto gli occhi di tutti,poichè se ne sarebbero accorti in tanti;va da sè che simone la croce se l'è presa sulle spalle sin dall'inizio poichè era lui il condannato.



Ciao cico!

A parziale integrazione di quanto già anticipato da Giancarlo, aggiungo quanto sotto in merito alla tua domanda.

Come ho premesso più volte, la vicenda del Gesù storico differisce notevolmente da quella del Gesù della fede. La natura del personaggio reale era tale che egli non poteva adattarsi "sic et simpliciter" al culto "catholicum" e questo ha determinato la necessità di creare una letteratura ad-hoc al fine di adattarne la figura (a questo punto meramente "virtuale") alle esigenze dottrinarie di chi ha dato vita al culto cattolico (possiamo chiamarli "padri fondatori", come del resto ho fatto sin qui, in alternativa a padri "falsari"!).

La vicenda umana del Gesù storico è molto complessa e ciò a cagione del fatto che Gesù fu un carattere straordinario, molto eclettico e poliedrico. Come se non bastasse, i padri fondatori ci misero abbondamente del loro per rendere la storia ancora più complessa, attraverso mille artifici letterari, come ad esempio fondere due personaggi in un solo carattere, attribuendogli poi le caratteristiche di entrambi o, al contrario, sudividere un personaggio in due personaggi. (a volte anche di più!)

Di quest'ultimo meccanismo abbiamo l'emblematico esempio fornitoci da Giuda Tomaso, vale a dire Giuda il gemello di Gesù. Da esso i fantasiosi padri ricavarono i personaggi Giuda e "Tomaso", un carattere ovviamente virtuale. La "Maddalena", invece, rappresenta un esempio opposto, in quanto tale personaggio riassume in sè due caratteri distinti: Maria Salome di Magdala e Mariamne di Magdala: rispettivamente moglie e madre di Gesù.

Il fatto che le numerosissime sètte gnostiche (le quali avevano in comune il tema teologico centrale, tipico dello gnosticismo del tempo), in una certa misura si differenziavano tuttavia l'un l'altra, fu determinato proprio dalla poliedricità della figura gesuana. Per tale motivo i suoi seguaci, dispersi in un'area geografica molto vasta e non semplicemente nella Palestina del tempo, come i padri dell'antichità e poi il clero che ne seguì hanno sempre cercato di far credere, conobbero un Gesù "diverso" da luogo a luogo.

Tutto questo non è ancora stato messo in luce dagli studiosi laici, i quali hanno finito con lo sposare la tesi cattolica secondo cui lo gnosticismo fu una sorta di "distorsione" della dottrina predicata da Gesù, avvenuta, sempre secondo i padri apologisti e gli eresiologi, a cominciare dai primi decenni del II secolo. In realtà le cose andarono ben diversamente, in quanto a distorcere l'immagine di Gesù e la sua predicazione furono proprio i padri "fondatori" del culto "catholicum", dal momento che quello di Gesù fu un insegnamento squisitamente gnostico.

Tutto questo ha fatto sì che lo studio "classico", quello cioè degli eruditi di professione, non abbia mai affrontato la vicenda gesuana nella sua globalità, e cioè tenendo conto delle mille sfaccettature che tale vicenda offre, ma affrontandone lo studio come se si trattasse di una storia omogenea, seppure affetta da un elevato numero di contraddizoni: conseguenza della stratificazione degli interventi da parte dei padri che si sono succeduti e che hanno cercato di "limare" un costrutto che nelle sue origini doveva apparire un vero e proprio guazzabuglio, considerate le premesse circa la natura del personaggio e la difficoltà di adattarlo ad una costruzione estremamente sincretica, che ha visto "rimestare" nel calderone elementi tra i più disparati. Abbiamo la testimonianza di Celso secondo cui i padri fondatori dovettero riscrivere tre o quattro volte i loro "libri" (cioè i vangeli), a seguito delle pesanti critiche che venivano loro mosse da parte degli eruditi pagani!

Questa lunga premessa si è resa necessaria per farti capire che non ci si deve stupire soverchiamente nell'apprendere di manipolazioni anche notevoli di fatti e personaggi: quasi tutti storici, eccettuati alcuni "virtuali" (v. Tomaso)

Per capire la natura del personaggio Simone di Cyrene è necessario anzitutto rifarsi al racconto che troviamo nei vangeli canonici, secondo i quali durante un tumulto scoppiato in città, in cui rimase ucciso un uomo, venne arrestato, tra gli altri, un "certo" Barabba. Estendendo innanzitutto le ricerche su questo personaggio, apprendiamo che egli in realtà si chiamò Gesù bar Abba, essendo "Barabba" il risultato dell'unione del termine aramaico "bar" (figlio di) con l'altro termine ebraico-aramaico "Abba", vale a dire Padre. L'espressione "figlio del Padre" era intesa praticamente come "figlio di D-o", inteso in senso lato e non come figlio "carnale", esprimente cioè una figliolanza diretta con la divinità, visto che Padre era utilizzato, almeno in certi ambienti ebraici del tempo, come sinonimo di D-o.

Dunque, è evidente che Pilato fece rilasciare Gesù figlio di D-o: un'espressione usata anche per Gesù il nazareno. Il dubbio che si tratti della stessa persona a questo punto è fortissimo. Leggendo poi la versione slava della guerra giudaica di Giuseppe Flavio, veniamo a sapere che Pilato fece rilasciare Gesù. (anche se poi è stato aggiunto che lo riprese e lo consegnò ai giudei, per rendere congruente il racconto con la pseudo-storia evangelica).

Da ultimo, notiamo che nelle antiche chiese Pilato veniva quasi venerato come un santo. Tutto ciò sarebbe stato assurdo e decisamente inspiegabile se Pilato avesse fatto davvero crocifiggere Gesù! La "storiella" secondo cui Pilato non potè opporsi alla volonta "omicida" dei "malvagi" giudei, non sta nè in cielo nè in terra, dal momento che il vero Pilato (cioè quello storico: vale dire quello che ci restituisce lo storico Giuseppe Flavio) fu un cinico e sanguinario tiranno, responsabile di stragi indiscriminate di giudei e samaritani: i due popoli a lui soggetti. Figuriamoci se avesse voluto davvero soddisfare un "capriccio" degli odiati giudei, i quali, secondo come la raccontano i padri, volevano a tutti i costi far crocifiggere Gesù! L'altra panzana, secondo la quale ci sarebbe stata una "tradizione" giudaica per cui nel primo giorno degli azzimi (la Pesach ebraica, cioè la "pasqua"), il procuratore faceva liberare un prigioniero, è puro frutto d'invenzione letteraria, da sempre smentita dai rabbini.

Come si vede, il quadro che ci si presenta è fortemente esplicativo: Gesù il nazareno (alias Barabba) venne fatto liberare da Pilato: esattamente come riportano i vangeli canonici! (tieni presente che il Gesù della storia, cioè quello reale, morì lapidato dai giudei del suo tempo, dopo che il tribunale sinedriale ne aveva sentenziato la condanna a morte)

A questo punto rimane solo da capire per quale motivo il mite predicatore nazareno (tale era effettivamente all'epoca) Gesù figlio di Maria Vergine, venne arrestato durante il tumulto scoppiato in città ed in cui c'era "uscito" il morto. In ciò c'è di aiuto Giuseppe Flavio, il quale ci dice che i "giustizieri" giudaici, quando dovevano punire qualcuno per qualsivoglia motivo, si mescolavano tra la folla celando sotto la tunica un pugnale romano, il "sica", e pronti ad usarlo quando l'occasione era più propizia.

Dopo l'"esecuzione", l'autore dell'aggressione non fuggiva, in quanto così avrebbe rivelato subito la sua identità, ma continuava a mantenersi confuso tra la folla, fingendo di essere appena arrivato, come se richiamato dalle grida degli astanti. Alla lunga, sicuramente, l'artificio divenne noto ed i soldati ricevevano l'ordine di arrestare tutti i presenti per poi interrogarli secondo gli usi di allora (tortura)

Questa, sicuramente, è la dinamica più probabile che condusse Gesù bar Abba all'arresto. Sicuramente Simone di Cyrene fu il responsabile dell'aggressione che costò la vita alla vittima designata (forse un giudeo o un greco vicino al potere romano, oppure un soldato che si era macchiato del crimine di violenza sessuale nei confronti di una ragazza ebrea).

I redattori del Corano sicuramente erano informati del fatto che non fu Gesù ad essere crocifisso ma un altro, come si rinviene ancora oggi nel loro testo sacro. Basilide, un erudito maestro gnostico vissuto tra la fine del I secolo e la prima metà del II, scrisse esplicitamente che non fu Gesù ad essere stato crocfisso ma Simone di Cyrene.

Così come era conosciuta da Basilide tale verità, altrettanto lo era per molti: soprattutto i pagani che scrivevano libelli contro i manipolatori cattolici, i quali avevano alterato completamente la verità. Fu a questo punto, allora, che i padri del II secolo, che avevano scritto i vangeli "canonici", decisero di inserire il personaggio Simone di Cyrene nei loro testi, al fine di fornire la loro "verità" ai propri fedeli in merito all'imbarazzante argomento: cioè facendo credere loro che tale personaggio era sì coinvolto con la croce, ma solo perchè fu costretto a portarla in luogo di Gesù!

Questa sconcertante vicenda riecheggia quella relativa alla "fuga" della sacra famiglia in Egitto, com'è descritto nella natività di Matteo. Anche in questo caso la "balla" inserita aveva uno scopo ben preciso: confutare le affermazioni dei pagani e dei giudei (v. Celso ed il Talmud) secondo i quali i miracoli del Nazareno non erano altro che trucchi e "magie" che Gesù aveva imparato in Egitto, in cui si era trasferito per alcuni anni. (da adulto, ovviamente, e non da bambino!)

Forse sono stato un po' troppo "prolisso"; tuttavia, se si vogliono cogliere tutte le sfaccettature di una determinata vicenda è necessario abbondare nei dettagli, altrimenti c'è il rischio che si rimane nell'incertezza.

Queste cose le avevo già scritte (almeno per la maggior parte), tuttavia, a causa della "dispersione" dei messaggi, non si ha l'opportunità di venire rapidamente a conoscenza di ciò. Spero quanto prima di riprendere il materiale già postato ed inserirlo in questo thread che ho creato a mero scopo consultivo. Questo renderà necessario spostare i tuoi messaggi e quelli degli altri nel thread che ho aperto espressamente per commentare ciò che vado raccogliendo qui.


Ciao!


Veritas
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Ultima modifica di Veritas il Sab Mar 22, 2008 7:50 am, modificato 1 volta in totale
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